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Il congiuntivo e il condizionale (questi sconosciuti) : voto 8,5 1 Settembre 2007

Posted by scrip in Linguistica, Stile di vita.
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Ho letto qualche giorno fa sul Corriere un interessante articolo di Beppe Severgnini che anticipava il suo ultimo libro, dedicato alla lingua italiana. In particolare, il celebre giornalista si soffermava, col suo solito fare ironico e colloquiale, sull’uso, o anzi il disuso, del congiuntivo nella nostra lingua, e cercava di dare una spiegazione del fenomeno: al di là della pigrizia e della fretta, che incidono spesso, gli italiani per Severgnini non usano più il congiuntivo (e il condizionale) perché non hanno più da esprimere dubbi, perplessità, possibilità ma solo certezze. Dire “Io penso che tu sei scemo” significa: “Io so che tu sei scemo”; al contrario, affermare “Io penso che tu sia scemo” ribadisce il fatto che la mia sia solo un’opinione personale e relativa, non una certezza assoluta. Severgnini, nel suo articolo, fa molti altri interessanti esempi, ma io vorrei portarne uno di vita vissuta: c’è una persona in particolare, legata a me da un vincolo di parentela, che non usa mai, ma dico mai, i congiuntivi, neppure per sbaglio, nonostante usi praticamente sempre e solo verbi che reggono il congiuntivo. “Vuoi che ti mando questa persona?” o “Vuoi che ti faccio le uova?” sono le sue frasi tipiche, e a ben guardare, grazie ai suggerimenti di Severgnini, mi sembra ora evidente che dietro quest’uso scriteriato dei verbi ci sia una volontà di dominio, il desiderio di far pressione in modo da ottenere quel che si vuole: “Vuoi che ti faccio questo?” significa infatti “Ti faccio questo punto e basta” e “Vuoi che ti mando questa persona?” significa “Ti mando questa persona, non c’è da discutere”; le domande, insomma, sono in realtà delle affermazioni camuffate.

Il congiuntivo e il condizionale quindi, diciamolo, non sono da salvare solo perché belli, eleganti e tradizionali, come sembra a volte sostenere qualche grammatico di non molto larghe vedute; vanno preservati, invece,  anche per la nostra libertà, perché chi ci sta accanto non ci faccia continuamente pressioni, non ci porti, a forza di parole, ad accettare tutto quello che ci viene ordinato senza protestare (e, ricollegandoci a Severgnini, la base di ogni dittatura, piccola o grande che sia, sta proprio nella capacità di vendere certezze, cosa che congiuntivo e condizionale proprio non possono fare).


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