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Il saper disegnare (e avere la pazienza necessaria per farlo) : voto 9 31 Agosto 2007

Posted by scrip in Fumetti.
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Che mi piacciano i fumetti, non è un mistero. Una cosa che però forse non sapete è che quando una cosa mi piace, io cerco di replicarla, di ricrearla: ammiro un film e mi vien subito voglia di girarne uno, leggo un bel libro e vorrei scriverlo, mi piace una partita di calcio e vorrei giocarne una immediatamente. Con i fumetti succede lo stesso ma, per i motivi che adesso esporrò, la situazione è ben più stressante: i fumetti, infatti, non sono né troppo difficili né troppo facili da realizzare, e per questo mi procurano sia desiderio, sia uno sfibrante senso di inadeguatezza. Mi spiego meglio.

Se mi vien voglia di fare un film o di scrivere un libro, subito me la metto via, perché so bene che l’impresa sarebbe fin troppo impegnativa e che in fondo non ho né la voglia né il tempo per imbarcarmi in qualcosa del genere. Se, al contrario, mi vien voglia di giocare a calcio, aspetto la solita partitella tra amici o, mal che vada, faccio partire Pes sul pc (che non è la stessa cosa ma comunque a volte placa la voglia). Con un fumetto, soprattutto con le striscie, è tutto diverso: l’idea che basterebbe prendere un foglio e buttar giù in pochi minuti una striscia mi prende da matti, ma allo stesso tempo quando provo ad applicarmici i risultati sono così scarsi che cado in una drammatica forma di depressione creativa. Il fatto è che bisognerebbe davvero saper disegnare, essere così tanto allenati (e aver quindi portato pazienza per anni applicandosi con disegni che non portavano poi a nessun risultato pratico nell’immediato) da poter dare abbastanza rapidamente e in maniera soddisfacente una forma alle proprie idee. Poi però vien fuori che anche i più grandi disegnatori, in realtà, ci mettono parecchio tempo a creare le loro strisce, e anche quest’ultimo sogno cui aggrapparsi se ne va. Purtroppo la pazienza non è mai stata una mia gran dote.

Campo minato/Campo fiorito (un passatempo pronto a diventare film) : voto 9 29 Agosto 2007

Posted by scrip in Film, Pc e Internet.
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E’ un dato di fatto che, nonostante il fiorire di videogames tecnologicamente sempre più avanzati, l’utente medio del computer si diverte con giochi a volte banali e antichi, come il solitario, probabilmente il programma più usato di sempre in ambiente Windows (avete mai provato ad entrare in un ufficio?). E tra i giochi preinstallati nel sistema operativo di Microsoft, un posto d’onore spetta a Campo fiorito, l’ex Campo minato riconvertito negli ultimi anni ad un nome più consono alla ventata political correct: intelligente e, grazie al timer, mai troppo banale, è uno di quei rompicapi che ti prendono fino allo sfinimento ma che poi, una volta passata la ’sbornia’, ti lasciano facilmente anche in pace. Io stesso ho attraversato un periodo di dipendenza quasi folle (mi sognavo perfino di notte i quadratini e le bandierine), ma poi, come credo molti, l’ho superato. E’ quindi con grande piacere che ho appreso dell’imminente lancio di un film ispirato al videogioco, un kolossal che si preannuncia allo stesso tempo ricco d’azione e di dramma: i produttori di ‘Minesweeper’, questo il titolo della pellicola che ricalca il nome originale del gioco, hanno già rilasciato un promo, che potete vedere qui: http://www.collegehumor.com/video:1770138.

ps.: se non l’avete ancora capito, è tutto uno scherzo. Circola in rete già da un po’, ma non potevo non segnalarlo anch’io.

L’iPod (quando lo stile ha la meglio sul portafoglio) : voto 7,5 28 Agosto 2007

Posted by scrip in Apple, Musica.
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Non si può dire che la Apple non sappia vendere i propri prodotti: negli anni è riuscita ha creare una corposa nicchia di aficionados, disposti a spendere anche una discreta quantità di dollari (o di euro) in più pur di avere un prodotto marchiato dal logo della mela mordicchiata. E, come abbiamo già avuto modo di dire, questa fama di “casa madre del design informatico” le ha permesso negli anni di togliersi ampie soddisfazioni in fatto di vendite anche quando, forse, le meritava solo in parte, come dimostra ad esempio il caso dell’iPhone, ‘cool’ quanto si vuole ma al contempo privo di alcuni elementi ormai essenziali per uno smartphone che si rispetti (ad esempio l’impossibilità di sviluppare applicazioni di terze parti). Comunque oggi non parliamo della Apple, almeno non dell’azienda in generale, ma piuttosto del prodotto che l’ha decisamente rilanciata negli ultimi anni, uno di quei prodotti che fanno storia e che finiscono almeno in alcune parti del mondo per descrivere, col loro nome, un’intera categoria: l’iPod. Non la versione Nano o la Shuffle, che a nostro avviso non valgono i soldi che chiedono, ma l’iPod vero e proprio, ora venduto nelle versioni da 30 giga o da 80. Vediamo quali sono, secondo l’opinione di uno che ha ceduto alla tentazione di comprarlo, i pro e i contro di un acquisto che, di listino, richiede una spesa tra i 270 e i 370 euro.

Pro

1. Ok, è stiloso, non c’è che dire. La click-wheel (la rotellina a sfioramento che si usa per muoversi tra le canzoni) ce l’ha solo lui, lo schermo a colori è veramente bello, la versione in nero poi trova un degno rivale solo nel Sony della serie NW in quanto ad estetica.

2. E’ capiente: pochi altri, nel mercato, hanno la capacità di contenere 30 o addirittura 80 giga di canzoni e filmati e quindi ci si può tenere dentro comodamente tutta la propria discoteca (intesa come collezione di dischi) e ascoltarsi, a seconda dei momenti e delle voglie, qualsiasi cosa in qualsiasi momento.

3. Si appoggia su iTunes che, per quanto criticato come software unico per gestire l’iPod, è in realtà un ottimo programma, che organizza ottimamente la collezione di canzoni, permette di aggiungervi tag e copertine, testi e playlist (anche smart playlist, quelle che “si aggiornano da sole”).

4. La batteria ha una buona durata, considerato tutto.

5. Il suono è ottimo.

Contro

1. Inutile dirlo: il prezzo. A parità di condizioni, gli altri lettori mp3 del mercato costano tutti meno. E secondo noi la Apple poteva anche tenere il prezzo più basso di una cinquantina di euro. Ma, come già detto, si paga anche il nome.

2. La difficoltà di navigazione. Quando si caricano 20 o 30 giga di canzoni e si vuole però in un dato momento sentire quel brano specifico, l’iPod mostra i suoi limiti: con iTunes basta inserire, tramite tastiera, il titolo nel campo di ricerca e subito ti compare la canzone desiderata; con l’iPod bisogna scartabellare invece un bel po’, anche perché la click-wheel non è sempre il massimo in quanto a rapidità e precisione.

3. Solo cuffie. Ovvero: l’iPod, di suo, non vuole essere ascoltato da più di una persona per volta. Non ha nessun tipo di altoparlante, non ammette connessioni Bluetooth o wi-fi, è difficilissimo da collegare all’autoradio (anzi, praticamente impossibile a meno di spendere molti molti soldi) e difficilmente si adatta allo stereo che avete già in casa. Per fortuna qualche soluzione economica si può trovare in maniera più o meno artigianale.

4. I tag. Abbiamo detto che iTunes è bello, ed è vero; ma è anche migliorabile, soprattutto per quanto riguarda i tag. Quando si hanno 4000 o 5000 brani è difficile mettersi ad inserire i tag o le copertine uno ad uno, e sarebbe invece utile che il software Apple li recuperasse da solo in automatico via web, come d’altronde fanno vari plugin o programmi di parti terze. E che lo facesse gratis, perché a noi è capitato, non sappiamo bene come, che iTunes ci scaricasse sì qualche copertina, ma che ce le facesse pure pagare.

5-4, insomma. Tradotto in voto: 7. Anzi, 7,5 perché comunque il lato estetico conquista sempre di più di quello pratico. Certo, bisogna avere da parte un bel po’ di soldi per togliersi lo sfizio.

Sky Supercalcio (un buon motivo per disdire l’abbonamento a Sky Sport) : voto 4 24 Agosto 2007

Posted by scrip in Calcio, Sport, Tv.
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L’avevamo anticipato, l’avevamo temuto, ora è successo davvero e, pare, in maniera incontrovertibile: il calcio internazionale di Sky è passato dal pacchetto Sport a quello Calcio, lasciando molte migliaia di abbonati, come il sottoscritto, senza i big match dei vari campionati europei. Fino all’anno scorso, infatti, Sky Sport 3 proponeva, soprattutto nei weekend, le partite più interessanti dall’Inghilterra, dalla Spagna, dalla Germania, dalla Francia, non facendoci mancare mai nulla; quest’anno, come ho già scritto, le cose sono cambiate da subito, lasciandoci un po’ sconcertati: niente Manchester, niente Arsenal, niente Chelsea, solo un Bayern Monaco riproposto fino allo sfinimento e una tristissima Portsmouth – Bolton (almeno per quanto riguarda le dirette). Il fatto è che stasera ha esordito un nuovo canale, Sky Supercalcio, dove verranno dirottate tutte le principali partite dei campionati internazionali, perlopiù in diretta: solo in questo fine settimana, infatti, si potranno vedere sfide del calibro di Arsenal – Manchester City, Real Madrid – Atletico Madrid, Manchester United – Tottenham e Racing Santander – Barcellona. Ma il vero problema è un altro: Sky Supercalcio, canale 205, è infatti in chiaro solo per gli abbonati al pacchetto Calcio e non è visibile per chi ha lo Sport, e il pacchetto Calcio costa 15 € in più. Cosa fare? O si disdice lo Sport (che costa 12 €) e si passa al Calcio, ma in questo modo si rinuncia a tutti gli altri eventi sportivi, oppure si sommano i due pacchetti (12+15, più i 24 € del pacchetto base Mondo) ma si raggiunge la ragguardevole cifra di 51 € mensili. Mah. Al momento, la soluzione che mi alletta di più è quella di mollare lo sport e passare al calcio. Ci penserò su (perdendomi, nel frattempo, il derby di Madrid).

Texas Hold ‘em (quando il poker si fa spettacolare) : voto 9 24 Agosto 2007

Posted by scrip in Giochi, Poker, Tv.
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Lo ammetto: pur avendoci giochicchiato in maniera amatoriale fin da giovanissimo, il poker non mi ha mai veramente affascinato. Certo, si poteva puntare, si poteva bluffare, si poteva anche riuscire a volte a fare qualche colpo magico come un full o una scala reale, ma alla fin fine i giochi erano sempre quelli. Questo finché ho conosciuto, recentemente, il Texas Hold ‘em, variante assai di moda oltreoceano e protagonista dei molti programmi televisivi che ormai vengono trasmessi sia da Mediaset che da Sky. Spiego, il più brevemente possibile, le regole a chi ha solo un’idea piuttosto vaga di cosa sia il poker e lo conosce solo nella sua variante italiana: in pratica, ogni giocatore riceve due carte coperte da un normale mazzo di 52 carte, e in base a queste si fanno le prime puntate, col classico schema della chiamata e del rilancio (ci sono dei limiti particolari a seconda dei tornei, ma adesso non badiamo alle quisquilie); dopodiché si procede col fold, ovvero il mazziere scopre tre carte ‘comuni’, cioè quelle che, unite alle due carte coperte, ogni giocatore può utilizzare per cercare di formare la combinazione di maggior valore possibile; dopo un altro giro di puntate arriva quindi il turn, ovvero una quarta carta comune, e poi, dopo l’ennesimo giro di puntate, il river, la quinta e ultima carta comune; infine, ultimo giro di puntate e, se qualcuno è ancora in gara, lo svelamento delle due carte coperte e quindi la vittoria dell’uno o dell’altro (per ulteriori informazioni e per un esempio pratico vi consiglio di dare un’occhiata a Wikipedia, sia nella pagina italiana dedicata al gioco, sia soprattutto in quella in inglese, ma meglio ancora, credetemi, è dare un’occhiata a una partita vera… si impara subito).

Due sono i fattori che rendono questa variante del poker particolarmente appetibile sia da giocare che da vedere (e per questo i programmi tv hanno tanto successo):

- si punta continuamente: rispetto al poker coperto, qui il bluff ha probabilmente meno peso, ma di sicuro diventa decisivo saper valutare esattamente le proprie probabilità di vittoria ed investirvi, di conseguenza, il giusto capitale; forse proprio per questo a me pare che la fortuna abbia, soprattutto alla lunga, ben poco peso e che a vincere sia praticamente sempre il giocatore più bravo;

- con l’aumento progressivo di buio e controbuio (puntate obbligatorie che si fanno prima che vengano distribuite le carte) e con la possibilità di giocare l’all-in, ovvero di puntare tutte le proprie fiches in un’unica mano, certi momenti della partita vengono vissuti con grandissima tensione: a causa del fatto che sono le carte comuni a decidere la sorte di una giocata, infatti, molto spesso assistiamo a colpi di scena all’ultima o alla penultima carta che possono capovolgere completamente la situazione di partenza e dare inaspettatamente la vittoria a chi era fino a un momento prima dato per spacciato.

Certo, è pur sempre un gioco d’azzardo e fin troppo spesso si sente di gente che ha perso casa, negozi o soldi al tavolo da gioco. Ma a me (e spero a voi) queste cose non interessano: non ha nessun senso giocarsi i milioni e neppure le centinaia di euro. Un gioco è bello quando, una volta finito di giocare, puoi tornare alla tua vita di tutti i giorni, normalmente e senza debiti. Il Texas Hold ‘em è bello da guardare in tv, emozionante, e può essere carino anche da giocare tra amici, simulando le puntate in denaro ma non giocando coi soldi veri: d’altronde, se viviamo in una realtà sempre più virtuale, perché dovremmo usare denaro reale?

Mac (passo o non passo?) : voto 7,5 22 Agosto 2007

Posted by scrip in Apple, Microsoft, Pc e Internet.
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Da quando Steve Jobs è ritornato in carreggiata, il Mac, in tutte le sue forme, ha ricominciato ad essere prepotentemente di moda: iMac, MacBook, Os X, iPod e iPhone sono dei modelli ammirati un po’ da tutti in rete, sia per la loro funzionalità, sia per lo stile e il design che li contraddistingue. Anzi, direi: più per lo stile che non per la funzionalità. Si fa tanto parlare, infatti, dei vantaggi che i computer Apple hanno su quelli tradizionali, dotati di sistema operativo Microsoft, ma le differenze, diciamoci la verità, non sono poi così abissali. Vediamo i punti forti dell’elenco made in Cupertino (dalla loro pagina ufficiale sull’argomento, http://www.apple.com/it/getamac/):

1. Funziona : secondo i tipi della Apple, il Mac funziona mentre il Pc Windows no; diciamo che il discorso è un altro: il sistema operativo Os X è notoriamente più stabile di Windows, anche se bisogna ammettere che Windows Xp è stato un bel passo avanti rispetto ai suoi predecessori. Inoltre, in questo campo la differenza si nota solo da un certo punto in poi; usando Windows per il normale e non troppo impegnativo lavoro d’ufficio, il sistema Microsoft non presenta grossi problemi, almeno non tali da spingere qualcuno a spendere il doppio dei soldi per avere un Mac.

2. Potete creare contenuti incredibili : usando la suite iLife. La verità è che, per quanto iLife possa essere bello, intuitivo e potente, le sue stesse funzioni possono essere svolte da svariate applicazioni che girano sotto Windows.

3. Pronto a tutto : nel senso che in un Mac può girare anche Windows, anche senza bisogno di partizionare il disco rigido grazie a programmi come Parallels che permettono di far funzionare il sistema operativo Microsoft come se fosse una normale finestra all’interno di Mac Os X. Questo, ai tipi di Apple, dà effettivamente un punto a favore: sui Pc con Windows non si può far girare Mac Os X.

4. 114.000 virus? Non per Mac : Mac è più sicuro perché i virus colpiscono solo Windows. Ok, è vero, ma su Windows basta installarsi un potente, gratuito ma sicuro antivirus e, se non si è completamente inesperti, non si corrono rischi: sono vent’anni che uso il pc in maniera maniacale, e non mi si è mai ‘ammalato’.

5. Ancora il sistema operativo più avanzato del mondo : nella pagina del sito Apple si insiste sul fatto che Vista abbia copiato Os X. Vero. Però oggi questo non conta: i widgets ci sono anche su Xp scaricando un software a parte, la ricerca dei file stile Spotlight idem (tramite Google Desktop o Launchy), e così via. Leopard dovrebbe avere qualcosa di più, ma, francamente, meno di quello che tutti si aspettavano. Dal punto di vista dell’innovazione, insomma, sembra che recentemente alla Apple si siano concentrati più su iPod e, soprattutto, iPhone.

6. I più recenti chip Intel : ok, ma li hanno anche i pc.

7. Niente caccia ai driver :  è vero che è fastidioso, quando si installa una nuova periferica, dover riavviare il pc o, quando si reinstalla il sistema operativo, dover ritrovare il cd coi driver, ma è tutto sommato un fastidio di ben poco conto, no? Non ci dobbiamo convivere tutti i giorni ma, più o meno, due o tre volte all’anno, forse anche meno.

8. Un design che lascia senza fiato : anche questo è vero. Però è anche vero che molte marche di pc hanno migliorato, recentemente, l’estetica dei loro prodotti e la differenza non è più quella di una volta, almeno con certi prodotti di qualità (avete visto il nuovo Acer Aspire, ad esempio?). E non sempre l’Apple c’azzecca: tra le nuove uscite il MacMini, ad esempio, non mi convince molto.

9.  Chat video istantanee : sì, c’è la webcam integrata, ma l’idea delle videochiamate via internet è sopravvalutata e usata solo da una piccola parte degli utenti dei computer.

10. Più divertimento con le foto : questo perché c’è iPhoto, ma la verità è che anche per Windows esistono applicativi del genere, magari meno potenti o un po’ più farraginosi, ma alla fin fine molto simili.

Saltiamo qualche punto, perché rischiamo di diventare ripetitivi e arriviamo direttamente a…

15. Subito pronto, fuori dalla scatola : vero anche per Windows. Dirò di più: i Mac avranno pure iLife incluso, ma non hanno iWorks, mentre ormai i pc vengono venduti quasi sempre con almeno Microsoft Works, che sarà scarso quanto volete ma all’utente inesperto può pure bastare.

Insomma, è vero: indubbiamente i computer Apple hanno qualcosa in più, soprattutto dal punto di vista dello stile. Ma bisogna chiedersi se tutto questo vale i soldi che Apple, in fondo, chiede ai suoi acquirenti. Forse sì, forse no. Io francamente non riesco a decidermi… forse, quando mi si romperà il pc Windows che ho adesso e sarò costretto a cambiare…

La Premier League su Sky (ci avete preso tutto, almeno per ora) : voto 5 20 Agosto 2007

Posted by scrip in Sport, Tv.
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L’avete notato anche voi? Sky ha dato il via, in queste settimane agostane, ad una politica decisamente più restrittiva per quanto riguarda il calcio internazionale. Fino alla da poco conclusa stagione scorsa, infatti, col pacchetto Sport ci si poteva godere, ogni fine settimana, almeno due o tre partite del campionato inglese (che, come forse ho già scritto, è il campionato che preferisco), più altri match dalla Spagna, dalla Germania, dalla Francia, dalla Scozia; ed erano, quelle che venivano trasmesse, tutte partite importanti, ovvero le gare che vedevano coinvolti i grandi team come Manchester United, Chelsea, Liverpool, Arsenal e così via. Quest’anno sembra essere cambiato tutto: i big match, come ieri Liverpool – Chelsea e il derby di Manchester, sono stati dirottati in pay per view, mentre Sky Sport 1 si è degnato di trasmettere, in tutto il weekend, solo Portsmouth – Bolton, che se permettete non è proprio una classicissima del calcio inglese (le altre partite di rilievo, al di fuori dell’Inghilterra, sono state Weder – Bayern, tra l’altro molto godibile, e Amburgo – Bayer Leverkusen). In questo momento, ed è lunedì mattina, su Sky Sport 3 stanno dando Fulham – Middlesbrough, ma spero che in settimana ritrasmettano anche le altre; altrimenti, appena finiscono i mondiali di rugby, c’è da considerare l’ipotesi di disdire l’abbonamento allo sport (a meno che questa non sia tutta una mossa solo agostana per spingere gli appassionati ad abbonarsi al pacchetto calcio e che poi tutto torni alla normalità a settembre).

Marco Materazzi (e la sorella di Zidane) : voto 2 19 Agosto 2007

Posted by scrip in Sport, Stile di vita.
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Finalmente, dopo mille ipotesi e speculazioni (e dopo che, comunque, si era già capito il senso di quello che era stato detto), Marco Materazzi ha rivelato a Tv Sorrisi & Canzoni le parole dette a Zinedine Zidane durante la finale di coppa del mondo dell’anno scorso. Anche se tutti hanno avuto il pudore di censurare i termini (pudore poi per cosa? Mostrano continuamente tette al vento sulle pagine dei loro giornali o nei servizi dei loro tg ma poi hanno paura di scrivere la parola “puttana”?), noi ve la diciamo: il difensore azzurro avrebbe detto, testuali parole, “Preferisco la puttana di tua sorella”. Dato per scontato che in campo, probabilmente, i nostri giocatori dicono anche di molto peggio e che Zidane ha sicuramente avuto una reazione spropositata e giustamente punita col rosso, mi sento in linea con due commenti che ho letto nel forum del sito della Gazzetta, che riporto qui sotto:

Sto pensando ai figli di Materazzi. Quelli che leggeranno sui giornali che il loro papà, durante la finale dei mondiali, ad un certo punto della partita va da una persona e gli dice: “Ah, lo sai, preferisco la put…a di tua sorella”. Che lezione di vita! Vuoi diventare campione del mondo? Insulta il migliore dei tuoi avversari! Oppure che so: vuoi fare carriera? Seduci il capo o al limite corrompilo! Mah… che grandi uomini, penso che siano pure “cavalieri della Repubblica”! Milionari a vent’anni senza cervello né educazione: che esempi per gli altri! (wolfinthestorm)

E vi stupite? Cosa pensavate, che i calciatori comunicassero tra loro citando Nietzsche? Si tratta di giovanotti non troppo colti, un po’ rozzi, e pieni di ormoni. Zidane e Materazzi hanno fatto semplicemente ciò che era nella loro natura: uno ha insultato, e l’altro ha picchiato. (Quetz)

Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Sociopatologia (l’America non perdona) : voto 3 15 Agosto 2007

Posted by scrip in Amicizia.
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Vi ho già parlato di 43things.com, il sito che permette di condividere una lista di obiettivi da raggiungere e i relativi progressi, e vi ho già detto di avervi anch’io un account dove mi diverto a descrivere, per una volta in inglese, i miei sforzi più o meno fruttuosi. Ora, tra i miei 43 obiettivi sono due quelli che sembrano riscuotere un particolare successo: il primo, di cui non tratteremo oggi, riguarda il progetto di portare prima o poi mia moglie a Parigi (ed è facile capire perché è tanto apprezzato, visto che 43things sembra uno di quei siti in cui le donne rappresentano una forte maggioranza); il secondo, invece, è relativo alla mia volontà di essere più socievole o, detta come in originale all’inglese, ‘be more social’. Contrariamente a quanto mi aspettavo, riguardo a questo secondo tema sono stato infatti quasi subito subissato di commenti e incoraggiamenti di gente che m’invitava a uscire dal mio guscio, a farmi forza e ad aver fiducia nel fatto che prima o poi avrei trovato un amico o qualcuno che mi volesse un minimo di bene; insomma, la frase ‘essere più socievole’ è stata letta come se fosse ’sono sociopatico, solo e triste, datemi una mano, vi prego’, cosa che non era minimamente nelle mie intenzioni. Semplicemente, volevo impegnarmi a ‘fare meno l’orso’, come a volte mi capita, ad accettare con maggior voglia le occasioni per uscire, ad essere più affabile anche con chi conosco meno; non mi sentivo malato, al massimo un tantino migliorabile, ma senza star a fare tanti drammi. A volte, leggendo blog e libri americani ci si rende però conto che è proprio così che funziona di là dall’Oceano: ogni piccolo problema personale, e soprattutto quelli che hanno un carattere sociale come la timidezza o l’appeal verso l’altro sesso, diventa un affare di stato, qualcosa di insormontabile che può essere risolto solo tramite il ricorso ai guru del settore o, meglio ancora, a un bel manuale con la ricetta, passo passo, di come si fa a risolvere un determinato problema. Non esistono più le mezze misure (oltre che, per restare nel campo dell’originalità, le mezze stagioni): o si è malati patologici, e in un qualche settore secondo questa teoria lo siamo tutti, o si è perfetti; non si può essere ‘messi abbastanza bene’ o ‘discretamente’, non si possono avere dei piccoli difetti che si possono risolvere ma coi quali si può anche convivere in maniera soddisfacente. Sarà un eccessivo perfezionismo, oppure, al contrario, sarà colpa del fatto che non ci si riesce a piacere, che si rimane sempre perennemente insoddisfatti di se stessi e della propria vita, ma questo è quello che emerge dalla rete: un mondo in fondo cupo, dove l’insuccesso è non solo parte della vita, ma il suo elemento trainante. E temo che questo atteggiamento prima o poi arriverà anche qui.

Dialoghi (descrizioni, non vi amo più) : voto 8 14 Agosto 2007

Posted by scrip in Letteratura.
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In questi giorni sto leggendo ‘American Gods’, acclamato romanzo di Neil Gaiman, già apprezzato sceneggiatore di fumetti britannico ma da anni residente negli States. Devo dire che, nonostante il tema del libro sia piuttosto interessante e mi sia specificatamente ripromesso di finirlo, in più punti il romanzo si sta rivelando particolarmente ostico e, francamente, noiosetto. Questo mi ha dato da pensare, soprattutto perché recentemente mi sono trovato per vari motivi a notare il gran numero di libri lasciati in questi anni a metà e me ne sono un po’ spaventato: nonostante mi piaccia parecchio leggere e sia in grado di ‘divorare’ facilmente anche quelli che sembrano noiosissimi articoli specialistici, infatti, ci sono dei romanzi su cui proprio mi blocco e contro i quali, alla lunga, mi devo arrendere. Il motivo mi sembra d’averlo capito proprio con Gaiman: semplicemente odio le descrizioni e i monologhi (ma in quest’ultimo caso solo se sono seri e/o drammatici). Prendiamo, appunto, ‘American Gods’: per decine di pagine ho arrancato tra descrizioni di paesaggi americani e pensieri sparsi, ma sempre votati a un certo fatalismo, del protagonista Shadow; poi, ad un certo punto lo stesso Shadow ha dato un passaggio a una ragazza, ne è nata una breve ma simpatica conversazione e io ho letteralmente divorato le pagine. Certo, è chiaro che i dialoghi, tipograficamente parlando, occupano più spazio e quindi si può aver l’impressione di leggere più in fretta quando è in realtà il testo ad essere minore, ma anche tenendo conto di questo la mia velocità aumenta notevolmente, forse anche perché ad aumentare è pure la voglia di leggere, di andare avanti con la storia. Insomma, sono un dialogo-dipendente, e quest’ipotesi sembra tra l’altro confermata dalla mia predilezione per i fumetti, che leggo con una facilità estrema e che rappresentano in fondo il dominio del dialogo (le descrizioni, infatti, vengono sostituite dai disegni, che vengono compresi in poche frazioni di secondo e quindi richiedono molto meno impegno e tempo rispetto alle descrizioni letterarie). Il problema ora è: questa mia predilezione per i dialoghi è solo mia o è, in fondo, un sentimento diffuso nella società moderna? E questa mia preferenza è innata o deriva in realtà dalla mia antica frequentazione coi fumetti, capaci di influenzarmi fino a questo punto? Le domande sono a mio modo di vedere importanti e interessanti: oltre che dei fumetti, che continuano ad avere una diffusione piuttosto limitata, il dialogo è infatti la base anche della fiction televisiva e cinematografica, che io, e con me tutte le recenti generazioni, ho assorbito fin dalla nascita: e magari è proprio questo continuo bombardamento discorsivo che ci porta poi a preferire quei libri in cui domina il ben più semplice, o quantomeno più immediato, svolgimento della trama tramite scambi di battute tra i personaggi. Forse, per farla breve, ci siamo disabituati alle lunghe descrizioni stile Dickens e a ben guardare non abbiamo neppure più la pazienza di sorbircele, anche perché il più delle volte sono inutili orpelli, saggi di bravura che non hanno però poi grande rilevanza nell’economia della storia; ce ne siamo stancati e cerchiamo di evitarle, non comprando i libri che in effetti, ormai da molti anni, sono notevolmente in crisi. Insomma, se volete scrivere un libro e farci i soldi, il mio consiglio è: infarcitelo di dialoghi.