La firma (l’importanza di chiamarsi autore) : voto 10 29 Settembre 2006
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Non sono d’accordo con quanto ha scritto oggi mafe, di Maestrini, riguardo all’aggregazione di contenuti provenienti da varie fonti. Quello che sostiene il post, ma è in generale un’opinione piuttosto diffusa in internet e paradossalmente tra i blogger (che riescono ad essere allo stesso tempo personalisti/egoisti e globali/altruisti), è che in un futuro prossimo venturo non importerà più chi ha scritto qualcosa, chi ha creato un certo contenuto, ma solo il contenuto stesso. E’ la filosofia del creative commons, secondo la quale i contenuti devono viaggiare il più possibile liberi, pur rispettandone l’autore. E’ una posizione che però, in linea di principio, non condivido affatto: capisco la lotta a questo copyright sempre più selvaggio e industriale, ma ritengo anche che un contenuto senza il suo autore valga poco. Ovvero: autore e contenuto stanno sullo stesso piano, e l’uno è inutile senza l’altro. Facciamo un esempio. Prendiamo un autore qualsiasi, chessò, un Daniel Pennac. Facciamo conto di avere sottomano un suo libro, tipo ‘La fata carabina‘, ma senza l’indicazione del nome dell’autore. Noi leggeremmo il libro, chiaro, e probabilmente ci piacerebbe, ce ne innamoreremmo. Arrivati alla fine del libro saremmo più ricchi e più felici, e probabilmente ne vorremmo ancora, ma non potremmo averne, perché non ne conosceremmo l’autore e in questo modo non ci sarebbe possibile rintracciarne altre opere. Cercheremmo altri libri, ma probabilmente ci potrebbe capitare in mano un Bevilacqua, o un Dan Brown, o un Faletti, tutta roba che non ci ricorderebbe nemmeno da lontano ‘La fata carabina’. Se invece sapessimo che si tratta di Pennac, andremmo quasi a colpo sicuro con un altro dei suoi libri. Ecco a cosa serve l’autore: serve a dare un’indicazione, serve a chiarire le questioni, serve a dare al lettore un’immagine più ampia che non si ferma al singolo romanzo ma va oltre, va a toccare una poetica che si sviluppa, con cambiamenti e miglioramenti, lungo tutta la vita. Per questo in letteratura si studiano gli autori e non semplicemente i contenuti, cioè i libri: perché sono gli autori i creatori, sono loro il fulcro. Mettere insieme il ‘5 maggio’ e ‘I Malavoglia‘, ‘L’Eneide’ e ‘Il fu Mattia Pascal’ in un unico calderone sarebbe una bestialità colossale. E’ solo la letteratura di scarso valore, la chiacchiera da bar, il ciarlare che è totalmente impersonale, e quindi che lo dica l’uno o lo dica l’altro cambia poco; l’arte è un’altra cosa, ed è sempre personale, personalissima.
Il mio portatile non molla (contro l’eutanasia verso i laptop) : voto 7 di speranza 25 Settembre 2006
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Il mio portatile (un Compaq Presario) è un buon portatile, e ne sono molto soddisfatto. Me l’hanno regalato per la laurea, tre anni e due mesi fa, e ha sempre fatto il suo lavoro in maniera egregia, sopportando i ritmi stakanovistici che gli imponevo, facendolo lavorare giorno e notte negli ambienti più disparati. Ha anche una bella linea, e ricordo ancora la meraviglia quando aprii la scatola. Da un po’ di tempo, però, mi si è invecchiato, poveretto: un annetto fa Windows me l’ha fatto impazzire per qualche tempo, costringendomi alla formattazione; poi si è sostanzialmente fusa la ventola, che funziona ad 1/4 di quanto faceva all’inizio e fatica a non far surriscaldare il tutto (colpa, lo ammetto, di una cattiva manutenzione, visto che è pieno di polvere e sono riuscito ad estrarne pochina in questi mesi); ultima, mi è partita la batteria, anche se su e-bay ne ho trovata un’altra a buon prezzo. L’ultima novità per prolungarne la vita l’ho trovata, inaspettatamente, proprio su e-bay: dovrebbe essere una sorta di copriscrivania con ventole annesse, utile ad aiutare il mio ormai moribondo sistema di raffreddamento. L’ho pagata e dovrebbe arrivare a giorni: vi saprò dire se funziona realmente. E poi si passa a rinforzare la Ram, suvvia. Lo chiameremo Highlander…
Ssis parte 1 (sei gradi di separazione da me) : voto 5 25 Settembre 2006
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Uno degli argomenti su cui, in questi ultimi anni, sono stato maggiormente ‘interrogato’ è sicuramente la Ssis: per info su quella che è la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario ho ricevuto domande da amici e conoscenti e perfino qualche telefonata da sconosciuti, che per vie traverse e indirette avevano saputo della mia esperienza e mi chiedevano consiglio. Sembra un po’ come la teoria dei ‘Sei gradi di separazione’ su cui si basa anche una nuova serie tv americana: in pratica, secondo quest’ipotesi (non ancora dimostrata, ma suggestiva) tutte le persone del mondo sarebbero distanti tra loro al massimo sei gradi o rapporti. In pratica, noi conosciamo uno che conosce un altro, che conosce un altro ancora e via così fino al sesto grado: in questo modo saremmo in grado di coprire tutta la popolazione terrestre. Be’, a me, almeno per quanto riguarda la Ssis, ci sono arrivati tutti, tutti hanno dimostrato di avere al massimo sei gradi di separazione da me, quindi meglio sintetizzare in un post i contenuti della mia esperienza al riguardo (così poi se mi telefonano gli do direttamente il permalink del blog, che faccio prima). Potrebbe comunque essere una cosa lunga, quindi meglio dividerci il discorso in capitoletti (e magari in più post).
1 – FARE LA SSIS? SI’, NO, PERCHE’?
Tutti mi chiedono, subito, se conviene o no fare la Ssis. Devo dire: la risposta è molto soggettiva. La domanda da farsi, piuttosto, è: vuoi davvero fare l’insegnante? Perché se è quello che vuoi fare, la Ssis è l’unica strada. Se invece sei incerto sul da farsi, sappi che la Ssis costa (non tantissimo, ma abbastanza) e che non è affatto detto che alla fine della scuola tu abbia automaticamente il tuo posto di lavoro, anzi. Se sei incerto, insomma, è meglio che ti fai prima un bell’esame di coscienza su cosa vuoi fare nella vita, poi che vai al Csa (un tempo noto come Provveditorato) a vedere com’è la situazione nella graduatoria della tua classe di concorso e poi che ti fai un altro esame di coscienza. Non dico che la Ssis siano due anni di sofferenza, tutt’altro, ma di sicuro mettersi nell’ordine di idee di provare a fare l’insegnante può essere stressante e faticoso, oltre che deludente. Quindi, pensaci bene.
(nuovi capitoli nel prossimo numero)
Massimo Moratti (primo e ultimo capitalista quasi onesto) : voto 3 25 Settembre 2006
Posted by scrip in Storia.4 comments
La cosa che mi ha dato più fastidio, in tutta la faccenda dello scandalo-calcio di quest’estate, non è stata la Juventus in B (anche se sono juventino) o la penalizzazione, ma l’Inter, quest’aria di superiorità che solo la Milano bene sa tirare fuori e l’altezzosità di Moratti, che da un lato si vantava di essere l’unica persona a modo del mondo del calcio e dall’altra dirigeva una società che praticamente in contemporanea veniva condannata dalla giustizia ordinaria per il passaporto falso di Recoba. Ora, dopo essersi fatti attribuire l’unico scudetto che sono riusciti a vincere in tanti anni e che tutti sanno andava dichiarato ‘non assegnato’, è venuto fuori che l’Inter tanto ‘pura’ non era, visto che ha fatto pedinare l’arbitro De Santis (uno dei maggiori imputati dei presunti favoritismi alla Juve). Che poi, diciamolo, la punizione contro Juve e Milan pare proprio fatta a bella posta per aiutare i nerazzurri: se poi si pensa che le intercettazioni telefoniche erano fatte dalla Telecom di Tronchetti Provera, membro del consiglio d’amministrazione dell’Inter, e che il repulisti in Figc l’ha diretto Guido Rossi, anch’egli intrallazzato con Moratti, viene fuori un’immagine non proprio cristallina del ruolo della ‘beneamata’ nei recenti scandali; che ha il vantaggio, a differenza della Juve e, in parte, del Milan (a cui è rimasto pur sempre Berlusconi), di avere dalla sua, come tifosi o intrallazzati vari, tutta l’Italia che conta, in primis i giornalisti. Tanto, alla fine, non succederà niente: lo scandalo c’è già stato, e nessuno ha più voglia di rivangare ancora il passato. Tutto rimarrà così, e non importa se in fondo hanno pagato solo una cinquina di squadre quando erano molte di più quelle che, prima o poi, hanno cercato di ‘barare’ (ricordate gli orologi d’oro della Roma?). Solo vorrei che Moratti si togliesse quella spocchia dalla faccia, e che la gente iniziasse a capire che di gente onesta, tra petrolieri e presidenti di squadre di calcio, ce n’è ben poca.
ps.: forse l’avevo pure già detto tempo fa, ma insisto: come si può, oltretutto, elogiare a destra e a manca uno che nella sua avventura nel mondo del calcio ha speso inutilmente cifre paragonabili al PIL di uno stato? Che si dedichi a opere di bene, se è proprio questo grand’uomo, e ne saremo tutti contenti.
New York, New York (these vagabond shoes…) : voto 9,5 20 Settembre 2006
Posted by scrip in Stile di vita, Viaggi.add a comment
Ohi, ragazzi, ma come? Non mi dite niente? Non vi ho ancora parlato di New York (o Nuova Yorke, come dice mio nonno) e non mi avete avvertito? Vabbè, rimedio.
Siamo andati in viaggio di nozze a Manhattan, io e la Cinzia, ormai quasi quattro mesi fa. Dieci giorni, di cui uno alle cascate del Niagara, dormendo al Beekman Tower Suite Hotel (bel posto, sulla Prima Strada, a cinquanta metri dal Palazzo di Vetro dell’Onu) e mangiando un po’ dove capitava, spesso nei bagarini di hot dog lungo la strada. Non starò a raccontarvi tutta la storia, a meno di esplicite richieste (è un po’ lunga), magari uploaderò qualche foto su Flickr, che è un servizio che hanno tutti tranne me e se non lo attivo a breve mi sa che mi sentirò un po’ escluso dalla ‘community’, però posso dirvi che Manhattan mi è piaciuta, e molto: a parte le cose che ci sono da vedere (musei, negozi ecc.) ti rendi conto di essere proprio al centro del mondo, o quantomeno del tuo mondo economico-culturale. Per uno che viene dalla provincia, e che anche quando è a Roma, Milano o Bologna vede al massimo sedi locali di multinazionali straniere, è un’impressione strana. Quando attraversi la strada in una delle Avenue di Midtown, tipo Park Avenue che è grandissima, ti sembra davvero di appoggiare i piedi quasi in un luogo sacro, che hai visto celebrato in milioni di film, canzoni, video musicali, fumetti, libri… un palcoscenico che per una volta calchi anche tu. Manhattan è la chiesa dell’età contemporanea, come forse lo era Roma nell’Alto Medioevo; anzi, di più, perché allora Roma era un luogo lontano e remoto, mentre Manhattan è per noi dietro l’angolo. In quest’ottica, l’11 settembre è stato un atto sacrilego, e per questo ci ha colpiti, noi e gli americani, così a lungo e in profondità.
E’ anche per tutti questi discorsi che, da quando siamo tornati, saltiamo sul divano ogni volta che vediamo un film o un’immagine di Manhattan, e urliamo ‘Noi lì ci siamo stati!’. Tra le ultime esperienze: la visione di Lower Manhattan, e in particolare del toro vicino a Wall Street, nel film di Spike Lee ‘Inside man‘ e il nuovo spot del Nokia N93 con Gary Oldman (tento di postarlo qua sotto, grazie a YouTube) dove, parlando della location per un eventuale film da registrare col telefonino, Oldman visita l’Intrepid Sea, Air & Space Museum, una portaerei con sopra dei ‘caccia’ di varie aviazioni ed epoche che si trova al molo 83 a Manhattan (e che io e Cinzia abbiamo visitato in fretta e furia dopo aver fatto il giro in battello sia sull’East River che sull’Hudson).
Io e il fumetto (quelli eran giorni) : voto 9, con nostalgia 19 Settembre 2006
Posted by scrip in Fumetti.add a comment
Stamattina, chissà per quale motivo, mi sono venuti in mente quei vecchi articoli che comparivano una volta sugli albi della Star Comics (ah, se vi siete persi sto parlando di fumetti), intitolati tipo ‘Storia della Marvel in Italia’ o qualcosa del genere. Sarà stato il sonno, sarà stato un eccesso di protagonismo, ho pensato prima di poter scrivere una ‘Storia del fumetto in Italia’, poi, visto che oggi non avevo varie cose da fare e poco tempo libero, ho ripiegato su una ‘Storia del fumetto nella mia vita’, che mi pare meno impegnativa. Il target di persone a cui il post è diretto è forse un po’ più ristretto, ma tant’è: tanto questo blog lo leggo solo io.
STORIA DEL FUMETTO NELLA MIA VITA – parte 1: L’infanzia (pre-1987)
Il mio primo incontro con un fumetto risale ai primi anni ‘80, quando ancora non sapevo leggere. In casa girava, non so perché né come mai, un albo Marvel, o meglio Corno, che poi con mio rammarico ho perso (già nel 1991 alcune prove cartacee confermano che l’albo in questione non era più in mio possesso) ma che mi è rimasto impresso nella mente. Era un albo che a me pareva maestoso, grande, robusto, ma probabilmente era un banalissimo spillato da 30-40 pagine; a quanto mi ricordo, all’interno c’erano due storie, la prima dell’Uomo Ragno (che da allora elessi a mio supereroe preferito, e anche adesso, vent’anni e più dopo, sono ancora influenzato da quella scelta), la seconda di Hulk, che non so per quale strano motivo si trovava sulla Luna. Ricordo anche di aver chiesto a mia madre delucidazioni su questo tizio forzuto (di cui probabilmente vedevo anche i telefilm in tv) e soprattutto su questa Luna, di cui al tempo non dovevo saperne molto, ma non mi aveva saputo spiegare la presenza dell’uomo verde sul nostro satellite. Fine. Nel prossimo numero: Topolino, Biancaneve e i primi turbamenti dell’infanzia (in regalo i topo-adesivi e la barca di Pippo da costruire).
La libertà di parola (armeni, turchi, papi, fallaciani e italioti) : voto 10 alla libertà, 5 all’uso che se ne fa, 3 alle minacce contro di essa 18 Settembre 2006
Posted by scrip in Politica.add a comment
S’è parlato tanto di Fallaci e papa Ratzinger, in questi giorni, per quanto riguarda l’Islam. Io sono rimasto più preoccupato da questo, però: in Turchia si sta per processare una scrittrice, tale Elif Shafak (niente di suo è stato tradotto qui da noi), colpevole di aver dipinto nel suo ultimo romanzo una famiglia di armeni residenti negli Stati Uniti che sostiene che nel 1915 il suo popolo sia stato vittima di un genocidio in Turchia. Per quelli a cui interessano tutti i risvolti della notizia consiglio di leggerla in italiano qui e in inglese qui. Quello di cui voglio parlare adesso è però la libertà di parola in senso stretto, che è in certi paesi un vero e proprio lusso, e non dall’11 settembre ma da molto prima. Tra questi paesi c’è anche la Turchia, che in queste condizioni non può certo entrare in Europa. E il fatto strano è che se una volta da noi si potevano criticare queste leggi e questi governi come barbarici e arretrati, oggi non si può più farlo per paura di essere soggetti a minacce o di ’scatenare gli animi’. E’ chiaro che chi parla, e soprattutto chi è autorevole, deve misurare bene quello che dice, ma è anche vero che la libertà di parola non deve essere sottoposta a limiti o a minacce, altrimenti è la fine e si rischia di sfociare negli estremismi: già adesso abbiamo da un lato gli islamici e i filo-islamici, che s’indignano ogni volta che qualcuno critica qualsiasi minima cosa che c’entra coi loro stati d’origine (ma se stavano così bene, viene da chiedersi, che ci fanno sparsi in tutto il mondo?); dall’altro gli anti-islamici, che cavalcano il malcontento popolare e aizzano l’odio, reagendo però ad una situazione che è realmente paradossale e minacciosa. Come se ne esce? Non ho ancora visto nessun politico fare una proposta seria al riguardo. Lasciando perdere i leghisti, se ne lavano le mani un po’ tutti, perché l’argomento è spinoso, e lo è perché è una questione che si può risolvere solo con l’intelligenza e lo studio gli uni degli altri: ma visto che intelligenza, studio e cultura non piacciono a nessuno, continueremo a tirarci i pomodori addosso l’uno all’altro, finché qualcuno non salterà in aria su una qualche nuova bomba.
I nomi e il dottor House (oh, baby blankets and baby shoes, baby slippers, baby spoons, walls of baby blue) : voto 10 18 Settembre 2006
Posted by scrip in Stile di vita, Tv.add a comment
Ieri io e Cinzia siamo andati dal ginecologo, per vedere come procede col bimbo. Procede bene, più che bene: 6,43 centimetri dal cranio all’osso sacro, già due braccine e due gambine che si muovono, un testone grande così in cui io credevo di vedere già un cervello in formazione e invece m’han detto che sono solo i ventricoli (non so cosa sono, ma non sono cervello). Ossa importanti già in formazione, dalla tibia alla colonna vertebrale. Da come si muoveva ho avuto la netta sensazione che fosse un maschio, ma è ancora troppo presto per sapere il sesso.
Abbiamo passato il sabato sera in piena euforia post-ecografia, e la domenica sera a mostrare le foto del nostro pargolo, come se avesse fatto la sua prima recita scolastica. Appunto in questa euforia, oggi pomeriggio ho ripreso in mano il libro dei nomi e ho trascritto quelle poche centinaia di nomi ‘papabili’, ovvero ho scartato i nomi mai sentiti prima o francamente ridicoli. L’idea è quella di costruire una specie di tabellone su Excel con da una parte i nomi maschili e dall’altra quelli femminili; poi, quando sapremo il sesso, organizzare una grande classifica dei nomi tramite scontri diretti e arrivare, per scremature successive, a quarti di finale, semifinali e finale. Cinzia già mi odia per tutto questo.
Colto da deliri di paternità vari e visite di parenti, stasera ho dimenticato di registrare e/o vedere il dottor House. Quando me ne sono accorto, ho appreso la notizia come una piccola tragedia, anche perché una rapida ricerca in internet ha dimostrato che Mediaset non replica quelle puntate, nemmeno di notte; il dottor House è l’unico personaggio autentico che si vede su Italia 1 e perdersene una puntata è un po’ come essere condannati a guardare per cinque ore un reality di serie Z come La pupa e il secchione, di cui per fortuna finora ho visto solo le pubblicità. Comunque, non c’è di che lamentarsi: nonostante mi sia perso il dottor House, a causa del bimbo e di tutto il resto questi sono stati due giorni da 10.
ps.: la roba tra parentesi è l’inizio di ‘Eat for two’
Passare da Blogger/Blogspot a WordPress (tradire Google e non sentirsi in colpa) : voto 7,5 14 Settembre 2006
Posted by scrip in Pc e Internet.3 comments
Abbiamo fatto il grande salto, come diceva Raf, mi sembra, e abbiamo abbandonato Blogger per passare a WordPress. Ah, nel frattempo son passati quasi due anni, ma fa niente, sono volati e sono sicuro non ve ne siete accorti. Blogger è rimasto lo stesso in tutto questo tempo, WordPress chissà, ma comunque al momento attuale mi pare nettamente migliore e più usabile, anche se i css si possono modificare solo a pagamento. E’ vero che c’è in ballo la beta del nuovo Blogger, ma si sa che io non ho pazienza. E comunque, cosa mi raccontate di bello? Cosa avete fatto dal 30 dicembre 2004 (data del mio ultimo post) ad oggi? Io qualcosina: ho iniziato a lavorare, come dicono i ggiovani, come ‘prof.’; mi sono sposato con Cinzia (quella con cui passavo le serate e le gite in montagna già due anni fa); mi son fatto la casa; aspettiamo un figlio, che chiameremo Clodoveo (ma lei ancora non lo sa); e, infine, anche se non ho scritto più post nel blog, ho scritto molte recensioni, biografie ecc. sul sito ‘padre’ (lo trovate in ‘bio e contatti’, o qui a lato). E adesso WordPress: l’ultimo cambiamento è sempre il più difficile.


