Cercare belle frasi su internet (Google è il nuovo Cyrano) : voto 6,5 30 Dicembre 2004
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Non vi sto a spiegare come faccio a saperlo, però lo so: se vi andate a vedere le frasi più cercate sui motori di ricerca, in quest’ultimo periodo, figurano spesso cose tipo «frasi di capodanno», «frasi d’amore», «frasi romantiche», «frasi di Natale», «frasi divertenti», «frasi di auguri», «frasi celebri», «frasi originali», «frasi sull’amicizia» e via così. Cosa significa? Significa che c’è un sacco di gente che cerca una bella frase da poter sparare all’occasione giusta, seguendo il mito secondo cui l’uomo (o la donna) che dice cose intelligenti è sempre affascinante. Un po’ come in quel capolavoro che è il ‘Cyrano de Bergerac’, quando Cyrano suggerisce a Christian le parole giuste per incantare la bella Rossana: che sia Google il Cyrano dei giorni nostri?
Mi chiamo Ermanno e sono vivo (disinformazione sul maremoto) : voto 4 28 Dicembre 2004
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Stavo, come al solito, scaricando i feed di qualche blog tramite Sage in Firefox (oddio, una frase che forse qualcuno non capirà, e perdipiù in rima. Traduzione: stavo spulciando qualche sito qua e là), e vedo che su Macchianera, e per la precisione qui, c’è un post dal titolo ‘L’importanza di chiamarsi Ermanno’. Ecco, io mi chiamo Ermanno, e a dire il vero non mi era mai capitato prima che il mio nome venisse trattato con tanto onore. Purtroppo, a legger bene, la notizia è tragica. Tra gli italiani morti nel sud-est asiatico, secondo i giornali, ci sarebbe anche un non meglio identificato Ermanno. Vabbè che siamo pochi, ma un po’ più di precisione non avrebbe fatto male, no?
Si trova più gioia nel dare che nel ricevere (ovvero: il prossimo Natale regala un Co.co.co.) : voto 8 26 Dicembre 2004
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Il sentimento più buono che mi è capitato di provare questo Natale è stato riguardo ai regali. Voglio dire, da bambino (ma anche fino a non molti anni fa) pensavo solo a quello che volevo ricevere e non badavo a nient’altro; quest’anno invece, un po’ perché non ho più il tempo né la voglia di giochi vari e un po’ perché disgraziatamente ho già tutto quello che mi serve, non sapevo cosa farmi regalare, tanto che sono stato perfino tentato di chiedere dei vestiti (cosa che ho sempre odiato). Alla fine mi son divertito molto di più a fare dei regali piuttosto che a riceverli: pare melodrammatico, ma la cosa più bella è stata far contenti gli altri, una volta tanto. E, riguardo ai possibili regali da farmi, pensavo: l’unica cosa di cui avrei veramente bisogno, un bisogno estremo, è una specie di robot (uno schiavo, in pratica) che possa svolgere il lavoro al posto mio. Per essere più espliciti: un Co.co.co., anche se non si chiamano più così. Chi me lo regala, l’anno prossimo?
Repubblica, repubblicani, repubblichesi (sciopero!) : voto 1 16 Dicembre 2004
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Apprendo da varie notizie in rete (ad esempio qui) che Repubblica oggi è in sciopero. Apprendo anche, però, che le ragioni dello sciopero non emergono in modo chiaro dai comunicati ufficiali. Tra link vari, ho recuperato un articolo del Foglio di un mesetto fa, in cui si citavano botta e risposta tra rappresentanza sindacale e padronato. Visto che l’articolo è online e non credo ci sia stata querela di parte, possiamo ritenere vere quelle citazioni: ne emerge un’immagine non certo carina dei giornalisti di Repubblica, giornale che per altri versi apprezzo molto (hanno la miglior pagina della cultura d’Italia, tanto per dirne una). Comunque, dicevamo dell’articolo di Camillo (il blog di Christian Rocca): i repubblicani (chiamiamoli così, via, per comodità) sarebbero infuriati perché gli hanno spostato la redazione da piazza Indipendenza a Largo Fochetti, a Roma, distante circa 2 chilometri in più dai centri del potere (misurati col satellite, eccheccavolo). Oltretutto, come se non bastasse, non è più garantita l’auto con autista per i servizi esterni e stenta a decollare l’apertura del bar interno gestito nientemeno che da Vissani. Insomma, c’è grossa crisi, vita dura per i Repubblicani. Quasi quasi, ma solo, così, per solidarietà e bontà di cuore, verrebbe da proporgli uno scambio: veniamo noi a lavorare a Repubblica, e voi venite pure qui a Rovigo, al Carlino. Forse non troverete il bar interno, quello no, e neppure l’auto con autista… ma forse nemmeno l’auto aziendale a dire il vero… anzi nemmeno la vostra di auto perché non si trova mai un posto per parcheggiare… e forse non calano nemmeno i chilometri dai centri del potere perché Rovigo è sì piccolissima, ma anche la nostra redazione è distante dal centro, e a piedi o in bici (senza autista) d’inverno quel chilometrino si fa sentire, ti si gelano le mani e dopo fai fatica a prendere appunti. Sì, insomma, qualche difetto ce l’abbiamo anche qui in provincia, come ad esempio il precariato, i contratti che quando ci sono sono a tempo determinato e così via, anche se, è chiaro, nemmeno paragonabili a quelle angherie che dovete sopportare voi tutti i giorni, come il dover lavorare vicino alla Garbatella (quartiere che, però, anche Nanni Moretti ha detto non essere poi così male: ricordate ‘Caro diario‘?). Insomma, lo scambio, se volete, si può fare. Fateci sapere.
Natale illuminista (silent night, holy night) : voto 8 16 Dicembre 2004
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Stamattina mi son svegliato, non so nemmeno io come e perché, con in mente ‘Silent night’, ovvero ‘Bianco Natal’. La sapete, no?, la canzone classica per un Natale con panettone e pandoro. Mentre ero in bagno a lavarmi la faccia, molto mattiniero perché dovevo andare a scuola col tirocinio, ero lì che canticchiavo «Si-ilent night, ho-oly night», e poi però non sapevo come andava avanti, e allora passavo improvvisamente all’italiano, «luuuce dona alle geeenti, pace infondi nei cuorrrr». E mi son reso conto, mentre spazzolavo avidamente i denti, che questo credo sia il massimo esempio dell’intrusione dell’ideologia illuminista all’interno del credo cattolico. «Luce dona alle genti?»: pare Diderot. «Pace infondi nei cuor?»: ma signori, questo è Kant. Non mi ero mai accorto prima che la Chiesa avesse ceduto proprio sul versante più mistico e retrivo, quello dei canti natalizi. O forse era il sonno che mi faceva pensare queste cose?
Le sorelle Lecciso (breve analisi sociologica ad uso degli scettici) : voto 4+ 9 Dicembre 2004
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Fenomeno Lecciso. Bastano queste due parole e, pare, nelle famiglie italiane si scatena il putiferio: telecomandi che volano, canali che cambiano e occhi che si puntano sul teleschermo e sulle impacciate sgambate delle due nuove showgirl che muovono gli ascolti. E, soprattutto, fior fiori di psicologi e mass-mediologici ad interrogarsi sul perché di questo straordinario ed inatteso fenomeno. Tra ipocrisie varie (ad esempio quella del Tg1, che fino all’altroieri le presentava come due star e adesso che sono a Striscia le apostrofa come fenomeno trash di bassa lega) ed incomprensioni, tentiamo timidamente di avanzare una nostra idea: le Lecciso sono così seguite proprio perché sono la faccia brutta dello spettacolo. I tempi sono enormemente cambiati: l’Italia povera di un tempo accendeva il televisore per sognare, per trovarvi dei modelli da imitare; oggi lo fa per deridere chi vi compare, per sentirsi migliore. Un esempio? I quiz: un tempo le domande erano difficilissime e chi vinceva poteva giustamente essere considerato un vero genio; ora i quiz in prima serata non ci sono più (povero Mike) e quelli nel preserale spesso (a parte Passaparola) elencano domande di una banalità incredibile. Ripeto: la gente guarda la tv per rafforzare la propria autostima, per rendersi conto di essere più in gamba di tanti altri. Anche con le Lecciso: massaie con qualche chilo di troppo, sgraziate e abbruttite possono finalmente tornare a ridere coi mariti davanti alla tv, a prendere in giro queste tizie sempre fuori tempo e sempre in posa. E, per una volta, i mariti non sbaveranno dietro alla velina di turno ma impareranno ad apprezzare di nuovo la propria moglie, che quando parla dice cose decisamente più sensate.
Articoli copiati (plagiatori attenti: internet vi guarda) : voto 3 8 Dicembre 2004
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Questo post è dedicato a Cris, che so che su queste cose si diverte. Dunque, ieri sera stavo per mettermi a scrivere la recensione di ‘La cosa più bella della nostra vita‘, libretto che avevo ricevuto da una esordiente, e come al solito prima di completarla ho dato un’occhiata in internet, per scegliere un sito da linkare alla fine della recensione. Con Google mi sono però stupito di trovare una pagina dal titolo ‘Articolo della Voce di Rovigo: Maria Vittoria Morokovski’ (lo potete leggere qui). Mi sono stupito perché ‘La Voce’ è uno dei giornali concorrenti di quello dove scrivo io, e perché non capivo cosa c’entrasse la Morokovski con Rovigo. Ho aperto la pagina e leggiucchiato un po’: effettivamente non c’entrava niente con la mia ridente cittadina, ma vabbè, magari è stata proprio la Morokovski a mandargli il libro per una recensione. Sono cose che succedono. Il fatto strano è avvenuto poco dopo: aprendo un’altra pagina (questa), ho ritrovato, dopo un cappello lievemente diverso, le stesse identiche parole dell’articolo. Ora, nella pagina de ‘La Voce’ non si vedono né data di pubblicazione né firma dell’autore, mentre su libreriadonna.com il pezzo è firmato da tale Donatella Massara, che comunque, leggendo, si scopre essere una delle responsabili del sito. Chi ha copiato chi? Io un’idea me la son fatta…
Sentirsi vecchi (ho iniziato il tirocinio) : voto 5 6 Dicembre 2004
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Mi sono preso una nuova malattia: la vecchiaia. Ed ho solo 25 anni. Brutta bestia, l’anzianità: primo, ti capita ad esempio di ritornare al tuo vecchio liceo (oddio, vecchio: l’hai finito nel 1998, il liceo, mica nel secolo scorso… anzi sì, era proprio il secolo scorso), dicevo al tuo liceo per fare un tirocinio, 25 ore, e i ragazzi ti salutano dicendoti ‘buongiorno’ invece di ‘ciao’ e dandoti del lei (al che anch’io rispondo ‘buongiorno’ e tendo a dare del lei, così, per ripicca); secondo, ti capita che in una di queste classi c’è pure la sorella più piccola di una tua amica, una ragazza che fino a qualche anno fa di tanto in tanto vedevi, ma che adesso stenti a riconoscere perché è cresciuta e cambiata, perché son passati degli anni e tu non te ne sei accorto, e te la trovi a messa e pensi ‘ma dai, è impossibile che sia lei, fino a un anno fa non era così… no, non un anno fa, due anni fa… no, tre… no, aspetta, dunque, sarà stato il… il ‘99? Il ‘98?’; terzo, ti capita che alla mattina fai una fatica bestia ad alzarti alle 7.15 e poi per andare a scuola non ci vai in bici, perché fa freddo eccetera, e ci vai in macchina, e ti trovi imborghesito e con la pancetta a parcheggiare di fianco ai tuoi professori di una volta, e tutti a dirti ‘adesso siamo colleghi’, ‘diamoci del tu’, e tu non ti ritrovi, e pensi ‘ma li devo chiamare per nome?’, e vuoi tornare più giovane, saresti disposto a rifarti il liceo, a sorbirti la nuova maturità, a sopportare ancora i compiti di latino, le sbraitate d’inglese, i pomeriggi a studiare e la paura delle interrogazioni a sorpresa; quarto, ti capita pure, beffa delle beffe, che i ragazzi a cui dovrai fare lezione ti guardano stralunati, non capiscono cosa tu ci faccia lì e perché manifesti questa voglia di tornare in un liceo almeno come insegnante invece di andare a lavorare e guadagnare e vivere felice. Inizio a pensare che il tirocinio che ti fanno fare alla Ssis serva a scoraggiarti, una specie di prova di resistenza: uno su mille ce la fa.


