I miei nonni guardano ‘Amici’ (and I feel fine) : voto 4+ 30 Ottobre 2004
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Ho appena avuto una discussione ai limiti dell’assurdo coi miei nonni. Prima con la nonna, che ha tentato invano di dimostrarmi l’alto valore culturale di ‘Amici’, famigerata trasmissione di Maria De Filippi; poi con mio nonno che, di ritorno dalla partita del Rovigo (2-1 all’Itala San Marco, se interessa), ha chiesto alla nonna se gli aveva registrato ‘Amici’. Ecco, che a mia nonna piaccia la De Filippi ci può anche stare, ma che pure il nonno… In compenso mia madre guarda sempre di più Rete 4, la rete della terza età, e a una buona serata a base di C.S.I. Miami e The Shield preferisce ormai di gran lunga il Commissario Cordier. Dove sta andando a finire la mia famiglia? Ma io la prendo con filosofia, suvvia: it’s the end of the world as we know it (and I feel fine).
ps.: qualcuno ha idea da quale trasmissione sia uscito Costantino? Io francamente non ne ho idea, ma ne è nata una discussione con la nonna. Certo, potrei fare una ricerchina su Google, ma se voi lo sapete già mi evitate la fatica.
La nostra nuova costituzione europea (ovvero: le reali basi del vivere comune) : voto 5,5 30 Ottobre 2004
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Tornando in macchina da Ferrara, ieri pomeriggio, mi son messo ad ascoltare Radio 2, perché inspiegabilmente nel ferrarese la mia autoradio riesce a captare solo emittenti Rai. Poco male, visto che c’era Caterpillar, trasmissione simpatica che m’aiuta spesso a tenermi sveglio nel traffico delle 6.30. Parlavano, com’era logico, della firma della costituzione europea, evento che nei telegiornali della sera è stato pomposamente definito come epocale e degno di entrare nei libri di storia, anche se io al riguardo ho qualche dubbio. Comunque, dicevo di Caterpillar: i conduttori hanno fatto uno dei loro soliti giochini, mettendo in fila sette parole (tra cui ‘parcheggio’, ‘banca’, ‘libertà’, ’sesso’, ‘religione’ e un altro paio che non ricordo) e hanno chiesto agli ascoltatori di indovinare, tra queste parole, quali erano le tre che comparivano con maggiore frequenza nel testo della costituzione. ‘Parcheggio’, chiaramente, non compariva mai (e da qui le inevitabili battute sul fatto che in Europa non c’è parcheggio), ma il fatto strano sono le prime due classificate: io infatti avrei scommesso tutto su ‘libertà’, ma a vincere è stata invece ‘banca’ con quasi il doppio delle ricorrenze rispetto appunto a ‘libertà’, seconda classificata. Ora, è chiaro che ‘banca’ compariva perché si parlava di Banca centrale, però il dato è comunque significativo: l’Europa che è (ri)nata ieri è fondata più sulle banche, più sul versante economico-finanziario, che sulla libertà, e cioè sui diritti di ogni individuo. Le vecchie radici da comunità economica, come insegna il costituzionalismo dal ‘700 ad oggi, andavano superate almeno in un documento dal così alto valore simbolico. Ma d’altronde è giusto così: è sempre più evidente (e tantopiù nel mondo informatico, nuova frontiera economica) che gli interessi della finanza vengono prima dei diritti dei cittadini: almeno adesso è anche ufficiale.
La guerra tra blog e giornali : voto 5 29 Ottobre 2004
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Stamattina, su Macchianera, Gianluca Neri ritornava su un argomento che mi sembra molto in voga nella cosiddetta blogosfera: l’eterna lotta tra blog e giornali, quasi a dire tra il bene ed il male. L’analisi del Neri non è priva di buone osservazioni: i giornali sono sempre più (anzi, sono sempre stati, non c’è da stupirsene) soggetti a compromessi, a non fare giornalismo d’inchiesta ma a confezionare solo l’inchiesta che interessa al proprio editore. E’ inevitabile che avvenga così sia se si vuole fare carriera, sia se si vuole lavorare, visto che in Italia va avanti chi è disposto, oltre che a farsi il mazzo, anche a non scontentare certi poteri. Ora però non mi pare giusto neppure esagerare nel senso opposto: non tutte le notizie dei giornali sono false o interessate o superficiali, come suggerisce Neri; nei giornali si trova anche gente che fa il suo lavoro con passione, cercando di riportare notizie interessanti e che si pensa il pubblico gradisca. I quotidiani non parlano abbastanza degli scandali finanziari del mondo calcistico? Perché non gliene frega niente a nessuno, non perché dietro vi siano complotti o incompetenze. Chi lavora in un giornale sa bene che la critica esasperata e continua non paga e finisce per stufare (c’è molta gente, ad esempio, che non ne può più dei servizi contro i truffatori di Striscia la notizia: eppure sono servizi fatti bene, utili ed intelligenti).
D’altro canto, non calcherei troppo la mano neppure sulla bontà dei blog, che hanno anche loro delle pecche non da poco. Intanto sono dannatamente autoreferenziali, si citano a vicenda chiudendosi in un mondo tutto sommato chiuso all’esterno. Poi i blogger, in genere, hanno un’opinione fin troppo elevata di sé, denotano manie di protagonismo, scrivono come dei divi e non hanno il senso della misura (che invece un giornale deve, per forza di cose, avere). Infine, a volte mi sembra che anche questo mito della controinformazione, della controcultura, dell’informazione indipendente, sia un falso mito: tra blogger forse non ci saranno forti interessi economici che influenzano i ‘post’, ma di sicuro ci sono spinte sociali, amicizie incrociate, perfino, ora, libri scritti da blogger o pubblicità ospitate da blogger, che fanno sì che la completa indipendenza ed autonomia sia solo un’utopia. Insomma, il blog non è il bene e la carta stampata non è il male: in entrambi i casi, basta prendere le cose con un po’ di giudizio. No?
Il divorzio Ventura-Bettarini (nella buona e nella cattiva sorte) : voto 3 28 Ottobre 2004
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Non c’è voluto poi molto a capire di che pasta era fatto l’amore tra Simona Ventura, presentatrice d’assalto, e Stefano Bettarini, calciatore squalificato. E’ bastato un piccolo scandalo qualsiasi, come oggi se ne vedono a decine nel mondo del calcio, e -plof- tutto finito. Tutto o quasi, visto che sui quotidiani di oggi sono riportate alcune dichiarazioni di fuoco di Bettarini, che minaccia di rivelare tutte le magagne della Simona nazional-popolare. E viene in mente la povera e vituperata Valeria Marini, oca fin che si vuole, certo, ma sempre incrollabilmente fedele al suo Vittorio Cecchi Gori, lei sì nella buona e nella cattiva sorte (e la cattiva sorte, per Cecchi Gori, è stata anche abbastanza pesante). Insomma, Marini batte Ventura 1-0: quando la vedremo a presentare ‘Quelli che il calcio…’?
L’inutile burocrazia che pervade l’università italiana (la laurea è una gara di resistenza) : voto 2 26 Ottobre 2004
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Chi ha fatto l’università già lo sa: gran parte del tempo lo si spreca in code in segreteria, lezioni a cui il professore non si presenta, rinvii degli esami all’ultimo momento, treni presi e mattinate sprecate solo per mettere il proprio nome in fondo a una lista. Qualcosa è migliorato con l’introduzione di internet, visto che qualche docente ha imparato ad usare l’e-mail e che qualche università si è almeno un poco informatizzata, ma sono ancora casi abbastanza sporadici e riservati perlopiù alle facoltà tipo ingegneria. Ma per fortuna qualcuno si sta attivando, come racconta oggi questo articolo di Repubblica: a Padova due ragazzi hanno creato il modo per spedire via sms agli abbonati (costo: 7 euro all’anno) il risultato di un esame, e promettono di estendere a breve il servizio anche ad altre università, affermando che in futuro si verrà avvisati per tempo anche dell’assenza del professore. Sempre ammesso che il professore si ricordi di comunicarlo almeno con un po’ d’anticipo: anche la tecnologia può far fatica a battere la cafonaggine.
Lo zelo dei pubblici ministeri americani (comprare i voti nell’era di internet) : voto 2 25 Ottobre 2004
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Ne ha già parlato, tre giorni fa, anche html.it, ma mi sembra carino tornarci sopra: negli Stati Uniti hanno arrestato un ventiquattrenne che aveva messo all’asta su eBay il suo voto per le prossime presidenziali. E dire che il cittadino del Kansas Tim Hubbard si accontentava anche di poco: la base d’asta era infatti di soli 25 dollari. Uno zelante pubblico ministero, tale Page Bellamy, ha pensato bene di arrestarlo, visto che, parole testuali, «il diritto al voto è stato acquisito con il sangue dei nostri veterani ed è senza prezzo», alla faccia di tutto quello che è stato fatto quattro anni fa in Florida e che, secondo gli operatori internazionali, potrebbe benissimo ripetersi anche quest’anno. Hubbard ora rischia 1 anno di detenzione e 2.500 dollari di multa. Chissà cosa sarebbe successo se il nostro Taricone, quando confessò in diretta al Grande Fratello di aver comprato dei voti alle elezioni, si fosse trovato in America… Ma d’altronde i pubblici ministeri a stelle e strisce non sono nuovi a trovate del genere: basti pensare quello che Kenneth Starr ha fatto passare al povero Bill Clinton, che aveva sì risanato l’economia americana ma, per carità, aveva messo le corna alla moglie e poi l’aveva negato in pubblico.
Pietro Calabrese alla tv (l’uomo dei 100 secondi) : voto 4+ se preso seriamente, 8 per l’involontaria comicità 25 Ottobre 2004
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A proposito di bei faccioni da Tg1 non potevamo dimenticare, dopo Mollica e il suo Do-re-ciak-gulp, un’altra rubrica fondamentale del telegiornale di Mimun: il commento al campionato di Pietro Calabrese, il direttore della Gazzetta dello sport noto anche come ‘l’uomo dell’ovvio’. Nell’edizione di oggi ha sottolineato, nell’ordine, che il Lecce di Zeman è sorprendente, che la Juve ha pareggiato solo una gara e tutte le altre le ha vinte, che il risultato del derby tra Milan e Inter ha fatto contento solo Capello, che non esistono più le mezze stagioni e che la mamma è sempre la mamma (dimenticando, ma ce l’aveva scritto in scaletta, che il primo amore non si scorda mai).
Ma il meglio di sè, l’uomo più impalato della Rai lo dava alla Domenica Sportiva quando l’anno scorso qualcuno ebbe la malaugurata idea di affidargli una rubrica di 100 secondi. Giornalisticamente parlando lo spunto non era male, voleva proporre uno stile scattante e aggressivo; ma non avevano evidentemente fatto i conti con ‘calabrone Calabrese’, che normalmente, per dire le sue ovvietà, ci metteva almeno 250-300 secondi (se poi gli si chiedeva un’opinione autonoma il conto saliva esponenzialmente). Impietosamente quelli della Domenica sportiva gli mettevano anche in sovrimpressione il conto alla rovescia, ufficialmente per aiutarlo a gestire meglio lo spazio ma in realtà per umiliarlo visto che quando il tempo scadeva lui stava ancora schiarendosi la voce e chiedendo al cameraman che cosa voleva dire quella lucetta rossa sopra alla telecamera. Almeno il buon Candido Cannavò aveva quell’incedere da macchietta, da comparsa in un film di Totò, che ne faceva un personaggio televisivo; Pietro Calabrese invece sembra uno dei quei giornalisti sportivi di paese, che allo stadio urlano e sbraitano e poi sul giornale ripropongono sempre lo stesso pezzo, cambiando solo il tabellino e qualche aggettivo qua e là.
Comprare libri scontati (cultura a buon prezzo) : voto 8,5 24 Ottobre 2004
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Una cosa che a me e Cinzia piace fare in maniera quasi maniacale è comprare libri a prezzi scontati. Ogni volta che visitiamo una nuova città o una fiera o anche un semplice mercatino di paese la nostra vista si aguzza in cerca di volumi inpolverati, usati ma tenuti bene (come diceva Carboni parlando d’altro), dotati insomma di forti sconti. In realtà non ne avremmo neanche bisogno visto che abbiamo ancora una pila alta così di libri da leggere, ma il gusto dell’occasione non ci lascia scampo. Venerdì, ad esempio, alla Mel di Ferrara, nei banchetti dell’usato, abbiamo trovato questo ‘Leviatano’ di Thomas Hobbes, intonso (probabilmente un fondo di magazzino): prezzo di listino 33 euro, pagato 8 (copertina rigida, 1300 pagine… non male, vero?). Ieri, invece, alla fiera di Rovigo (che per i libri è sempre piuttosto scarna, quindi abbiamo dovuto accontentarci) ho preso a 1 euro ‘Dei e miti. Dizionario di mitologia’ (mi serviva una cosa riassuntiva) e ‘L’eclisse del comunismo’ (articoli di Enzo Bettiza tratti da ‘La Stampa’: da regalare alla mamma, che Bettiza le piace), mentre a 2 euro ho trovato ‘Il Settimo Senso. Psicologia del senso dell’umorismo’ di Giovannantonio Forabosco. La Cinzia ha comprato poi dell’altro, ma credo vi relazionerà lei stessa.
Certe scene in certi film (sequenze che valgono da sole il prezzo del biglietto) : voto 10 22 Ottobre 2004
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A volte, guardando un film, capita d’imbattersi in scene indimenticabili, belle, potenti. Sono scene dove il regista riesce a condensare in pochi secondi l’intero senso della pellicola, con un’immagine (e spesso senza parole) riesce nell’intento che aveva portato avanti per un’ora e mezza o due ore di pellicola. Sono scene visivamente belle, equilibrate, dense di signficato, e spesso emozionanti. Di esempi ce ne sarebbero tanti, ora ne ho in mente cinque ma quando me ne verranno altre farò degli altri post:
1) la scena della metropolitana in ‘Spider-Man 2‘, non tanto quando Spidey salva i passeggeri ma quando sono questi a salvarlo e custodirlo. La scena è muta ma in pochi secondi e senza quasi una parola rappresenta, più e meglio di tutto il resto del film, la fragilità dell’eroe;
2) la scena finale di ‘La stanza del figlio’: il film non mi è piaciuto più di tanto, l’ho trovato decisamente inferiore alla precedente produzione morettiana, ma Nanni ha trovata la zampata finale con i tre della famiglia che camminano sul lungomare, ognuno per conto proprio, a rappresentare il dolore (e la separazione) per la perdita del figlio/fratello;
3) la scena finale di ‘Orizzonti di gloria‘, quando Kirk Douglas guarda i soldati cantare assieme alla ragazza tedesca, una delle scene più commoventi della storia del cinema;
4) le inquadrature mute dei volti degli albanesi in ‘Lamerica’ di Gianni Amelio (solo se vista al cinema; in tv la scena non rende affatto): quando delle immagini valgono più di mille parole;
5) la scena finale de ‘Il cacciatore‘, con i personaggi che cantano l’inno americano più triste ed insieme vitale che abbia mai sentito.
Compilare liste ed elenchi (maniaci del terzo millennio) : voto 9 22 Ottobre 2004
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Per me, uno dei piccoli piaceri della vita consiste nel compilare liste, elenchi, cataloghi, database. Quando ero più giovane e avevo più tempo a disposizione da sprecare, ogni tanto mi prendeva la mania: mi piazzavo al computer e ammassavo sulla scrivania la mia collezione di fumetti o tutti i libri che c’erano i casa o i cd o altro ancora, ed iniziavo ad inserirli in database. Usavo Excel, perché con Access non mi sono mai trovato. Ogni oggetto, ogni lista aveva le sue peculiarità: per i libri prima l’autore (cognome e nome), poi il titolo completo (con sottotitolo, cioè), poi l’editore, la città, l’anno di edizione, l’anno di prima pubblicazione, eventualmente il titolo originale, l’eventuale traduttore, il numero di pagine eccetera. Poi a volte eccedevo, davo di matto: ad esempio, mi rendevo conto che non serviva a molto indicare il numero di pagine quando magari un libro era in formato tascabile ed un altro invece no, oppure uno era scritto in stretto e l’altro in largo. Allora contavo i caratteri di una riga a caso, così, per capire la spaziatura; poi contavo le righe in una pagina; poi moltiplicavo il numero di caratteri per il numero di righe per il numero di pagine e così ottenevo un conto approssimativo della lunghezza. Insomma, impazzivo e perdevo tempo.
Di solito mi infervoravo per una lista e ci lavoravo due, tre giorni, al massimo una settimana; poi mi stufavo, o perchè vedevo che il compito era troppo arduo (coi fumetti, che sono qualche migliaio, non sono mai nemmeno lontanamente riuscito a finire), o perchè finivo troppo presto (coi cd, ad esempio). Però mi divertivo, e di tanto in tanto la mania mi ritorna ancora oggi. Con Il potere e la gloria, tutto sommato, faccio la stessa cosa. E non sapete come elaboro, sempre col mio fedele Excel, le statistiche del sito: parole cercate, recensioni richieste, grafici eccetera. L’ho sempre saputo: avrei dovuto fare l’archivista.


