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I nuovi iPod (un passo avanti nella qualità, due indietro nella strategia) : voto 5+ 7 Settembre 2007

Posted by scrip in Apple, Pc e Internet.
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Avete visto i nuovi iPod presentati in questi giorni da Steve Jobs? Fatevi una ricerchina in Google News e li trovate subito. Le innovazioni sono varie: l’iPod Nano è diventato ciccio (secondo noi, graficamente, è notevolmente peggiorato), l’iPod normale ha aumentato la sua capienza arrivando anche a 160 giga e, soprattutto, è arrivato l’iPod Touch, in pratica un iPhone senza il telefonino. Mosse prevedibili e, fin qui, in gran parte previste. La cosa inattesa è stata il ritocco del prezzo di listino dell’iPhone, che poche settimane dopo il suo lancio vede crollare il suo prezzo da 599 a 399 dollari, ovvero di 200 “bigliettoni” tondi tondi, per la gioia di chi si è fatto intere giornate di coda per il (sopravvalutato) gioiellino made in Cupertino. Steve Jobs, subissato dalle mail di protesta, s’è un po’ arrampicato sugli specchi dicendo che il loro tentativo è quello di rendere l’iPhone disponibile a sempre più persone e che nella tecnologia i prezzi cambiano continuamente, ma alla fine, per cavarsi d’impaccio, ha offerto un buono di 100 euro da spendere nell’Apple Store a chi ha comprato l’iPhone al vecchio prezzo. Ora, a parte la giustissima rabbia di chi ha speso 599 dollari e di colpo, dopo due mesi, si ritrova in mano un oggetto che ora viene venduto quasi alla metà, il problema è che evidentemente l’iPhone poteva benissimo essere, fin da subito, rilasciato a 399 dollari, senza che questo comportasse problemi di alcun tipo alla Apple: siamo sicuri, infatti, che per quanto Jobs voglia spingere sull’acceleratore le vendite per poi veicolare meglio i contenuti di iTunes, a Cupertino guadagneranno bene anche col nuovo prezzamento. Diciamo di più: che senso ha, tra le altre cose, tenere in vita il vecchio iPod (ora ribattezzato Classic) e creare un iPod Touch quando si ha a disposizione l’iPhone? Piuttosto, non era meglio creare un iPhone più potente, con maggior memoria per le canzoni? In questo modo si poteva creare un super prodotto made in Apple che prendesse il meglio dell’iPhone e il meglio dell’iPod; al limite, per una fascia di prezzo più bassa, si poteva pensare all’iPhone Nano o tenere in vita l’iPod Nano e lo Shuffle. Ma il prodotto di punta, quello per il quale Apple chiede un esborso economico di varie centinaia di dollari (e, a noi, di euro), dev’essere davvero di punta, cioè il meglio che la tecnologia attuale dell’azienda di Cupertino può offrire.

L’idea che Apple dà, e non solo nel settore multimediale ma sempre più anche in quello dei computer, è ormai quello di un’azienda che mira sì all’innovazione, ma soprattutto a guadagnare il più possibile dall’innovazione stessa, anche a scapito del cliente. La strategia di mantenere un rigido controllo sui propri prodotti (il Mac Os distribuito solo sui prodotti Apple, l’impossibilità, almeno ufficiale, di installare applicazioni terze sull’iPhone, tutto il problema dei prezzi delle canzoni su iTunes) starà sì pagando in termini commerciali, ma potrebbe indebolire la fama dell’azienda della mela, soprattutto in quei momenti in cui appare chiaro che la spinta innovatrice è frenata per “guadagnare il più possibile” dal vecchio prima di passare al nuovo.

Il Natale scorso ho dovuto comprare un nuovo pc desktop e l’ho pagato 1000 euro; dopo due o tre mesi, esauriti i bagordi delle feste, un pc del tutto simile per prestazioni e accessori veniva venduto a 800 euro, mentre oggi lo si può trovare anche a 700 se si cerca bene tra le offerte: inutile dire che la cosa mi dà sui nervi in maniera spaventosa, perché è vero che i prezzi dei prodotti tecnologici variano continuamente, ma sono sicuro che il tizio che mi ha venduto il pc, se voleva farmi realmente un buon prezzo, poteva darmelo anche a 900 euro e forse, visto che era assemblato, anche meno. Mi sono sentito un po’ fregato, voglio dire. Figuratevi se avessi comprato l’iPhone.

I programmi Brocca (cambiare tutto per non cambiare nulla) : voto 5 7 Settembre 2007

Posted by scrip in Filosofia, Scuola.
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In questi giorni immediatamente prescolastici mi è capitato di dover prendere in mano i tanto famosi (quanto in realtà poco conosciuti nel dettaglio) programmi Brocca, elaborati ad inizio anni ‘90 da un’apposita commissione e che dovevano portare una ventata di novità all’interno del sistema educativo italiano, avvicinandolo al resto d’Europa e contemporaneamente svecchiandone gli argomenti. Ed in effetti, a guardarli oggi, i programmi Brocca sono realmente interessanti, moderni e ben strutturati: peccato che, sostanzialmente, non li applichi nessuno.

Vediamo il caso della filosofia, la materia di mia competenza, e vediamo come, secondo Brocca, andrebbe insegnata in un liceo. Dopo le solite (inutili) lungaggini sugli obiettivi e le finalità, entriamo nel vivo dei contenuti e, di riflesso, della metodologia d’insegnamento. Nei programmi del terzo anno, infatti, sono obbligatori solo Platone e Aristotele; poi si devono fare almeno tre nuclei tematici tra i seguenti (ma se ne possono anche aggiungere altri, a discrezione del docente): nascita della filosofia in Grecia, filosofia greca e antico Oriente, filosofia e polis, epicureismo-stoicismo-scetticismo, scienza nel pensiero antico, filosofia e religioni bibliche, Neoplatonismo, S. Agostino, la filosofia nelle civiltà araba ed ebraica, S. Tommaso, la filosofia nel secolo XIV. In pratica, al di là dei mostri sacri (ma con Platone e Aristotele siamo proprio ridotti all’osso), al docente è lasciata un’amplissima libertà di scelta, tanto che, a rigor di logica, si potrebbe perfino evitare di fare Socrate o la filosofia cristiana, che di solito nessuno osa tagliare di netto. Per di più, i percorsi a scelta sono articolati in maggioranza appunto sotto la forma dei percorsi tematici, privilegiando, per una volta, la comunanza di senso e di prospettiva alla mera distinzione cronologica che da sempre accompagna i programmi di filosofia. Nel quarto anno la musica non cambia: Kant e Hegel obbligatori (e dire che in realtà si fa fatica a finire Kant), più due autori a scelta tra Galileo, Cartesio, Hobbes, Spinoza, Locke, Leibniz, Vico, Hume, Rousseau e due nuclei tematici a scelta da un altro elenco. In quinta, infine, ancora più libertà: due a scelta tra gli ottocenteschi Schopenhauer, Comte, Marx, Kierkegaard, Stuart Mill e Nietzsche, altri due tra i novecenteschi Bergson, Croce, Gentile, Husserl, Heidegger, Weber, Wittgenstein e Dewey, più i soliti due nuclei tematici (ce ne sono una ventina tra cui scegliere). Insomma, se uno ha voglia di sbizzarrirsi, ce n’è per tutti i gusti.

Il problema, quindi, non sono i programmi: il problema è la loro (non) attuazione. In quanti, tra gli studenti che frequentano i licei oggi, possono vantare programmi di questo genere? Quanti fanno Kant ed Hegel in quarta, così da spaziare, in quinta, con calma sui filosofi del Novecento? Quanti hanno potuto prendere appunti seguendo la presentazione di un nucleo tematico, utile a collegare e capire più facilmente il percorso del pensiero in un determinato problema o argomento? Quanti non hanno fatto Socrate? O Cartesio? O Schopenhauer? E quanti invece (prendo dai vari nuclei proposti) hanno studiato il Pragmatismo, o gli sviluppi della Fenomenologia nel Novecento, o l’Utilitarismo? E qui, diciamola tutta, la colpa è anche degli insegnanti (oltre che dei libri): per quanto i professori di filosofia siano spesso più preparati della media, nella stragrande maggioranza dei casi si continua a insegnare la filosofia nello stesso modo in cui i professori stessi l’avevano imparata quando erano degli studenti e quindi venti o trent’anni fa, con le stesse cadenze, dando importanza agli stessi autori, con la medesima impostazione. I programmi ci sono, e in Italia succede spesso così; quello che manca, insomma, è qualcuno che li metta in pratica.

Il congiuntivo e il condizionale (questi sconosciuti) : voto 8,5 1 Settembre 2007

Posted by scrip in Linguistica, Stile di vita.
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Ho letto qualche giorno fa sul Corriere un interessante articolo di Beppe Severgnini che anticipava il suo ultimo libro, dedicato alla lingua italiana. In particolare, il celebre giornalista si soffermava, col suo solito fare ironico e colloquiale, sull’uso, o anzi il disuso, del congiuntivo nella nostra lingua, e cercava di dare una spiegazione del fenomeno: al di là della pigrizia e della fretta, che incidono spesso, gli italiani per Severgnini non usano più il congiuntivo (e il condizionale) perché non hanno più da esprimere dubbi, perplessità, possibilità ma solo certezze. Dire “Io penso che tu sei scemo” significa: “Io so che tu sei scemo”; al contrario, affermare “Io penso che tu sia scemo” ribadisce il fatto che la mia sia solo un’opinione personale e relativa, non una certezza assoluta. Severgnini, nel suo articolo, fa molti altri interessanti esempi, ma io vorrei portarne uno di vita vissuta: c’è una persona in particolare, legata a me da un vincolo di parentela, che non usa mai, ma dico mai, i congiuntivi, neppure per sbaglio, nonostante usi praticamente sempre e solo verbi che reggono il congiuntivo. “Vuoi che ti mando questa persona?” o “Vuoi che ti faccio le uova?” sono le sue frasi tipiche, e a ben guardare, grazie ai suggerimenti di Severgnini, mi sembra ora evidente che dietro quest’uso scriteriato dei verbi ci sia una volontà di dominio, il desiderio di far pressione in modo da ottenere quel che si vuole: “Vuoi che ti faccio questo?” significa infatti “Ti faccio questo punto e basta” e “Vuoi che ti mando questa persona?” significa “Ti mando questa persona, non c’è da discutere”; le domande, insomma, sono in realtà delle affermazioni camuffate.

Il congiuntivo e il condizionale quindi, diciamolo, non sono da salvare solo perché belli, eleganti e tradizionali, come sembra a volte sostenere qualche grammatico di non molto larghe vedute; vanno preservati, invece,  anche per la nostra libertà, perché chi ci sta accanto non ci faccia continuamente pressioni, non ci porti, a forza di parole, ad accettare tutto quello che ci viene ordinato senza protestare (e, ricollegandoci a Severgnini, la base di ogni dittatura, piccola o grande che sia, sta proprio nella capacità di vendere certezze, cosa che congiuntivo e condizionale proprio non possono fare).

Il saper disegnare (e avere la pazienza necessaria per farlo) : voto 9 31 Agosto 2007

Posted by scrip in Fumetti.
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Che mi piacciano i fumetti, non è un mistero. Una cosa che però forse non sapete è che quando una cosa mi piace, io cerco di replicarla, di ricrearla: ammiro un film e mi vien subito voglia di girarne uno, leggo un bel libro e vorrei scriverlo, mi piace una partita di calcio e vorrei giocarne una immediatamente. Con i fumetti succede lo stesso ma, per i motivi che adesso esporrò, la situazione è ben più stressante: i fumetti, infatti, non sono né troppo difficili né troppo facili da realizzare, e per questo mi procurano sia desiderio, sia uno sfibrante senso di inadeguatezza. Mi spiego meglio.

Se mi vien voglia di fare un film o di scrivere un libro, subito me la metto via, perché so bene che l’impresa sarebbe fin troppo impegnativa e che in fondo non ho né la voglia né il tempo per imbarcarmi in qualcosa del genere. Se, al contrario, mi vien voglia di giocare a calcio, aspetto la solita partitella tra amici o, mal che vada, faccio partire Pes sul pc (che non è la stessa cosa ma comunque a volte placa la voglia). Con un fumetto, soprattutto con le striscie, è tutto diverso: l’idea che basterebbe prendere un foglio e buttar giù in pochi minuti una striscia mi prende da matti, ma allo stesso tempo quando provo ad applicarmici i risultati sono così scarsi che cado in una drammatica forma di depressione creativa. Il fatto è che bisognerebbe davvero saper disegnare, essere così tanto allenati (e aver quindi portato pazienza per anni applicandosi con disegni che non portavano poi a nessun risultato pratico nell’immediato) da poter dare abbastanza rapidamente e in maniera soddisfacente una forma alle proprie idee. Poi però vien fuori che anche i più grandi disegnatori, in realtà, ci mettono parecchio tempo a creare le loro strisce, e anche quest’ultimo sogno cui aggrapparsi se ne va. Purtroppo la pazienza non è mai stata una mia gran dote.

Campo minato/Campo fiorito (un passatempo pronto a diventare film) : voto 9 29 Agosto 2007

Posted by scrip in Film, Pc e Internet.
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E’ un dato di fatto che, nonostante il fiorire di videogames tecnologicamente sempre più avanzati, l’utente medio del computer si diverte con giochi a volte banali e antichi, come il solitario, probabilmente il programma più usato di sempre in ambiente Windows (avete mai provato ad entrare in un ufficio?). E tra i giochi preinstallati nel sistema operativo di Microsoft, un posto d’onore spetta a Campo fiorito, l’ex Campo minato riconvertito negli ultimi anni ad un nome più consono alla ventata political correct: intelligente e, grazie al timer, mai troppo banale, è uno di quei rompicapi che ti prendono fino allo sfinimento ma che poi, una volta passata la ’sbornia’, ti lasciano facilmente anche in pace. Io stesso ho attraversato un periodo di dipendenza quasi folle (mi sognavo perfino di notte i quadratini e le bandierine), ma poi, come credo molti, l’ho superato. E’ quindi con grande piacere che ho appreso dell’imminente lancio di un film ispirato al videogioco, un kolossal che si preannuncia allo stesso tempo ricco d’azione e di dramma: i produttori di ‘Minesweeper’, questo il titolo della pellicola che ricalca il nome originale del gioco, hanno già rilasciato un promo, che potete vedere qui: http://www.collegehumor.com/video:1770138.

ps.: se non l’avete ancora capito, è tutto uno scherzo. Circola in rete già da un po’, ma non potevo non segnalarlo anch’io.

L’iPod (quando lo stile ha la meglio sul portafoglio) : voto 7,5 28 Agosto 2007

Posted by scrip in Apple, Musica.
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Non si può dire che la Apple non sappia vendere i propri prodotti: negli anni è riuscita ha creare una corposa nicchia di aficionados, disposti a spendere anche una discreta quantità di dollari (o di euro) in più pur di avere un prodotto marchiato dal logo della mela mordicchiata. E, come abbiamo già avuto modo di dire, questa fama di “casa madre del design informatico” le ha permesso negli anni di togliersi ampie soddisfazioni in fatto di vendite anche quando, forse, le meritava solo in parte, come dimostra ad esempio il caso dell’iPhone, ‘cool’ quanto si vuole ma al contempo privo di alcuni elementi ormai essenziali per uno smartphone che si rispetti (ad esempio l’impossibilità di sviluppare applicazioni di terze parti). Comunque oggi non parliamo della Apple, almeno non dell’azienda in generale, ma piuttosto del prodotto che l’ha decisamente rilanciata negli ultimi anni, uno di quei prodotti che fanno storia e che finiscono almeno in alcune parti del mondo per descrivere, col loro nome, un’intera categoria: l’iPod. Non la versione Nano o la Shuffle, che a nostro avviso non valgono i soldi che chiedono, ma l’iPod vero e proprio, ora venduto nelle versioni da 30 giga o da 80. Vediamo quali sono, secondo l’opinione di uno che ha ceduto alla tentazione di comprarlo, i pro e i contro di un acquisto che, di listino, richiede una spesa tra i 270 e i 370 euro.

Pro

1. Ok, è stiloso, non c’è che dire. La click-wheel (la rotellina a sfioramento che si usa per muoversi tra le canzoni) ce l’ha solo lui, lo schermo a colori è veramente bello, la versione in nero poi trova un degno rivale solo nel Sony della serie NW in quanto ad estetica.

2. E’ capiente: pochi altri, nel mercato, hanno la capacità di contenere 30 o addirittura 80 giga di canzoni e filmati e quindi ci si può tenere dentro comodamente tutta la propria discoteca (intesa come collezione di dischi) e ascoltarsi, a seconda dei momenti e delle voglie, qualsiasi cosa in qualsiasi momento.

3. Si appoggia su iTunes che, per quanto criticato come software unico per gestire l’iPod, è in realtà un ottimo programma, che organizza ottimamente la collezione di canzoni, permette di aggiungervi tag e copertine, testi e playlist (anche smart playlist, quelle che “si aggiornano da sole”).

4. La batteria ha una buona durata, considerato tutto.

5. Il suono è ottimo.

Contro

1. Inutile dirlo: il prezzo. A parità di condizioni, gli altri lettori mp3 del mercato costano tutti meno. E secondo noi la Apple poteva anche tenere il prezzo più basso di una cinquantina di euro. Ma, come già detto, si paga anche il nome.

2. La difficoltà di navigazione. Quando si caricano 20 o 30 giga di canzoni e si vuole però in un dato momento sentire quel brano specifico, l’iPod mostra i suoi limiti: con iTunes basta inserire, tramite tastiera, il titolo nel campo di ricerca e subito ti compare la canzone desiderata; con l’iPod bisogna scartabellare invece un bel po’, anche perché la click-wheel non è sempre il massimo in quanto a rapidità e precisione.

3. Solo cuffie. Ovvero: l’iPod, di suo, non vuole essere ascoltato da più di una persona per volta. Non ha nessun tipo di altoparlante, non ammette connessioni Bluetooth o wi-fi, è difficilissimo da collegare all’autoradio (anzi, praticamente impossibile a meno di spendere molti molti soldi) e difficilmente si adatta allo stereo che avete già in casa. Per fortuna qualche soluzione economica si può trovare in maniera più o meno artigianale.

4. I tag. Abbiamo detto che iTunes è bello, ed è vero; ma è anche migliorabile, soprattutto per quanto riguarda i tag. Quando si hanno 4000 o 5000 brani è difficile mettersi ad inserire i tag o le copertine uno ad uno, e sarebbe invece utile che il software Apple li recuperasse da solo in automatico via web, come d’altronde fanno vari plugin o programmi di parti terze. E che lo facesse gratis, perché a noi è capitato, non sappiamo bene come, che iTunes ci scaricasse sì qualche copertina, ma che ce le facesse pure pagare.

5-4, insomma. Tradotto in voto: 7. Anzi, 7,5 perché comunque il lato estetico conquista sempre di più di quello pratico. Certo, bisogna avere da parte un bel po’ di soldi per togliersi lo sfizio.

Sky Supercalcio (un buon motivo per disdire l’abbonamento a Sky Sport) : voto 4 24 Agosto 2007

Posted by scrip in Calcio, Sport, Tv.
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L’avevamo anticipato, l’avevamo temuto, ora è successo davvero e, pare, in maniera incontrovertibile: il calcio internazionale di Sky è passato dal pacchetto Sport a quello Calcio, lasciando molte migliaia di abbonati, come il sottoscritto, senza i big match dei vari campionati europei. Fino all’anno scorso, infatti, Sky Sport 3 proponeva, soprattutto nei weekend, le partite più interessanti dall’Inghilterra, dalla Spagna, dalla Germania, dalla Francia, non facendoci mancare mai nulla; quest’anno, come ho già scritto, le cose sono cambiate da subito, lasciandoci un po’ sconcertati: niente Manchester, niente Arsenal, niente Chelsea, solo un Bayern Monaco riproposto fino allo sfinimento e una tristissima Portsmouth – Bolton (almeno per quanto riguarda le dirette). Il fatto è che stasera ha esordito un nuovo canale, Sky Supercalcio, dove verranno dirottate tutte le principali partite dei campionati internazionali, perlopiù in diretta: solo in questo fine settimana, infatti, si potranno vedere sfide del calibro di Arsenal – Manchester City, Real Madrid – Atletico Madrid, Manchester United – Tottenham e Racing Santander – Barcellona. Ma il vero problema è un altro: Sky Supercalcio, canale 205, è infatti in chiaro solo per gli abbonati al pacchetto Calcio e non è visibile per chi ha lo Sport, e il pacchetto Calcio costa 15 € in più. Cosa fare? O si disdice lo Sport (che costa 12 €) e si passa al Calcio, ma in questo modo si rinuncia a tutti gli altri eventi sportivi, oppure si sommano i due pacchetti (12+15, più i 24 € del pacchetto base Mondo) ma si raggiunge la ragguardevole cifra di 51 € mensili. Mah. Al momento, la soluzione che mi alletta di più è quella di mollare lo sport e passare al calcio. Ci penserò su (perdendomi, nel frattempo, il derby di Madrid).

Texas Hold ‘em (quando il poker si fa spettacolare) : voto 9 24 Agosto 2007

Posted by scrip in Giochi, Poker, Tv.
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Lo ammetto: pur avendoci giochicchiato in maniera amatoriale fin da giovanissimo, il poker non mi ha mai veramente affascinato. Certo, si poteva puntare, si poteva bluffare, si poteva anche riuscire a volte a fare qualche colpo magico come un full o una scala reale, ma alla fin fine i giochi erano sempre quelli. Questo finché ho conosciuto, recentemente, il Texas Hold ‘em, variante assai di moda oltreoceano e protagonista dei molti programmi televisivi che ormai vengono trasmessi sia da Mediaset che da Sky. Spiego, il più brevemente possibile, le regole a chi ha solo un’idea piuttosto vaga di cosa sia il poker e lo conosce solo nella sua variante italiana: in pratica, ogni giocatore riceve due carte coperte da un normale mazzo di 52 carte, e in base a queste si fanno le prime puntate, col classico schema della chiamata e del rilancio (ci sono dei limiti particolari a seconda dei tornei, ma adesso non badiamo alle quisquilie); dopodiché si procede col fold, ovvero il mazziere scopre tre carte ‘comuni’, cioè quelle che, unite alle due carte coperte, ogni giocatore può utilizzare per cercare di formare la combinazione di maggior valore possibile; dopo un altro giro di puntate arriva quindi il turn, ovvero una quarta carta comune, e poi, dopo l’ennesimo giro di puntate, il river, la quinta e ultima carta comune; infine, ultimo giro di puntate e, se qualcuno è ancora in gara, lo svelamento delle due carte coperte e quindi la vittoria dell’uno o dell’altro (per ulteriori informazioni e per un esempio pratico vi consiglio di dare un’occhiata a Wikipedia, sia nella pagina italiana dedicata al gioco, sia soprattutto in quella in inglese, ma meglio ancora, credetemi, è dare un’occhiata a una partita vera… si impara subito).

Due sono i fattori che rendono questa variante del poker particolarmente appetibile sia da giocare che da vedere (e per questo i programmi tv hanno tanto successo):

- si punta continuamente: rispetto al poker coperto, qui il bluff ha probabilmente meno peso, ma di sicuro diventa decisivo saper valutare esattamente le proprie probabilità di vittoria ed investirvi, di conseguenza, il giusto capitale; forse proprio per questo a me pare che la fortuna abbia, soprattutto alla lunga, ben poco peso e che a vincere sia praticamente sempre il giocatore più bravo;

- con l’aumento progressivo di buio e controbuio (puntate obbligatorie che si fanno prima che vengano distribuite le carte) e con la possibilità di giocare l’all-in, ovvero di puntare tutte le proprie fiches in un’unica mano, certi momenti della partita vengono vissuti con grandissima tensione: a causa del fatto che sono le carte comuni a decidere la sorte di una giocata, infatti, molto spesso assistiamo a colpi di scena all’ultima o alla penultima carta che possono capovolgere completamente la situazione di partenza e dare inaspettatamente la vittoria a chi era fino a un momento prima dato per spacciato.

Certo, è pur sempre un gioco d’azzardo e fin troppo spesso si sente di gente che ha perso casa, negozi o soldi al tavolo da gioco. Ma a me (e spero a voi) queste cose non interessano: non ha nessun senso giocarsi i milioni e neppure le centinaia di euro. Un gioco è bello quando, una volta finito di giocare, puoi tornare alla tua vita di tutti i giorni, normalmente e senza debiti. Il Texas Hold ‘em è bello da guardare in tv, emozionante, e può essere carino anche da giocare tra amici, simulando le puntate in denaro ma non giocando coi soldi veri: d’altronde, se viviamo in una realtà sempre più virtuale, perché dovremmo usare denaro reale?

Mac (passo o non passo?) : voto 7,5 22 Agosto 2007

Posted by scrip in Apple, Microsoft, Pc e Internet.
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Da quando Steve Jobs è ritornato in carreggiata, il Mac, in tutte le sue forme, ha ricominciato ad essere prepotentemente di moda: iMac, MacBook, Os X, iPod e iPhone sono dei modelli ammirati un po’ da tutti in rete, sia per la loro funzionalità, sia per lo stile e il design che li contraddistingue. Anzi, direi: più per lo stile che non per la funzionalità. Si fa tanto parlare, infatti, dei vantaggi che i computer Apple hanno su quelli tradizionali, dotati di sistema operativo Microsoft, ma le differenze, diciamoci la verità, non sono poi così abissali. Vediamo i punti forti dell’elenco made in Cupertino (dalla loro pagina ufficiale sull’argomento, http://www.apple.com/it/getamac/):

1. Funziona : secondo i tipi della Apple, il Mac funziona mentre il Pc Windows no; diciamo che il discorso è un altro: il sistema operativo Os X è notoriamente più stabile di Windows, anche se bisogna ammettere che Windows Xp è stato un bel passo avanti rispetto ai suoi predecessori. Inoltre, in questo campo la differenza si nota solo da un certo punto in poi; usando Windows per il normale e non troppo impegnativo lavoro d’ufficio, il sistema Microsoft non presenta grossi problemi, almeno non tali da spingere qualcuno a spendere il doppio dei soldi per avere un Mac.

2. Potete creare contenuti incredibili : usando la suite iLife. La verità è che, per quanto iLife possa essere bello, intuitivo e potente, le sue stesse funzioni possono essere svolte da svariate applicazioni che girano sotto Windows.

3. Pronto a tutto : nel senso che in un Mac può girare anche Windows, anche senza bisogno di partizionare il disco rigido grazie a programmi come Parallels che permettono di far funzionare il sistema operativo Microsoft come se fosse una normale finestra all’interno di Mac Os X. Questo, ai tipi di Apple, dà effettivamente un punto a favore: sui Pc con Windows non si può far girare Mac Os X.

4. 114.000 virus? Non per Mac : Mac è più sicuro perché i virus colpiscono solo Windows. Ok, è vero, ma su Windows basta installarsi un potente, gratuito ma sicuro antivirus e, se non si è completamente inesperti, non si corrono rischi: sono vent’anni che uso il pc in maniera maniacale, e non mi si è mai ‘ammalato’.

5. Ancora il sistema operativo più avanzato del mondo : nella pagina del sito Apple si insiste sul fatto che Vista abbia copiato Os X. Vero. Però oggi questo non conta: i widgets ci sono anche su Xp scaricando un software a parte, la ricerca dei file stile Spotlight idem (tramite Google Desktop o Launchy), e così via. Leopard dovrebbe avere qualcosa di più, ma, francamente, meno di quello che tutti si aspettavano. Dal punto di vista dell’innovazione, insomma, sembra che recentemente alla Apple si siano concentrati più su iPod e, soprattutto, iPhone.

6. I più recenti chip Intel : ok, ma li hanno anche i pc.

7. Niente caccia ai driver :  è vero che è fastidioso, quando si installa una nuova periferica, dover riavviare il pc o, quando si reinstalla il sistema operativo, dover ritrovare il cd coi driver, ma è tutto sommato un fastidio di ben poco conto, no? Non ci dobbiamo convivere tutti i giorni ma, più o meno, due o tre volte all’anno, forse anche meno.

8. Un design che lascia senza fiato : anche questo è vero. Però è anche vero che molte marche di pc hanno migliorato, recentemente, l’estetica dei loro prodotti e la differenza non è più quella di una volta, almeno con certi prodotti di qualità (avete visto il nuovo Acer Aspire, ad esempio?). E non sempre l’Apple c’azzecca: tra le nuove uscite il MacMini, ad esempio, non mi convince molto.

9.  Chat video istantanee : sì, c’è la webcam integrata, ma l’idea delle videochiamate via internet è sopravvalutata e usata solo da una piccola parte degli utenti dei computer.

10. Più divertimento con le foto : questo perché c’è iPhoto, ma la verità è che anche per Windows esistono applicativi del genere, magari meno potenti o un po’ più farraginosi, ma alla fin fine molto simili.

Saltiamo qualche punto, perché rischiamo di diventare ripetitivi e arriviamo direttamente a…

15. Subito pronto, fuori dalla scatola : vero anche per Windows. Dirò di più: i Mac avranno pure iLife incluso, ma non hanno iWorks, mentre ormai i pc vengono venduti quasi sempre con almeno Microsoft Works, che sarà scarso quanto volete ma all’utente inesperto può pure bastare.

Insomma, è vero: indubbiamente i computer Apple hanno qualcosa in più, soprattutto dal punto di vista dello stile. Ma bisogna chiedersi se tutto questo vale i soldi che Apple, in fondo, chiede ai suoi acquirenti. Forse sì, forse no. Io francamente non riesco a decidermi… forse, quando mi si romperà il pc Windows che ho adesso e sarò costretto a cambiare…

La Premier League su Sky (ci avete preso tutto, almeno per ora) : voto 5 20 Agosto 2007

Posted by scrip in Sport, Tv.
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L’avete notato anche voi? Sky ha dato il via, in queste settimane agostane, ad una politica decisamente più restrittiva per quanto riguarda il calcio internazionale. Fino alla da poco conclusa stagione scorsa, infatti, col pacchetto Sport ci si poteva godere, ogni fine settimana, almeno due o tre partite del campionato inglese (che, come forse ho già scritto, è il campionato che preferisco), più altri match dalla Spagna, dalla Germania, dalla Francia, dalla Scozia; ed erano, quelle che venivano trasmesse, tutte partite importanti, ovvero le gare che vedevano coinvolti i grandi team come Manchester United, Chelsea, Liverpool, Arsenal e così via. Quest’anno sembra essere cambiato tutto: i big match, come ieri Liverpool – Chelsea e il derby di Manchester, sono stati dirottati in pay per view, mentre Sky Sport 1 si è degnato di trasmettere, in tutto il weekend, solo Portsmouth – Bolton, che se permettete non è proprio una classicissima del calcio inglese (le altre partite di rilievo, al di fuori dell’Inghilterra, sono state Weder – Bayern, tra l’altro molto godibile, e Amburgo – Bayer Leverkusen). In questo momento, ed è lunedì mattina, su Sky Sport 3 stanno dando Fulham – Middlesbrough, ma spero che in settimana ritrasmettano anche le altre; altrimenti, appena finiscono i mondiali di rugby, c’è da considerare l’ipotesi di disdire l’abbonamento allo sport (a meno che questa non sia tutta una mossa solo agostana per spingere gli appassionati ad abbonarsi al pacchetto calcio e che poi tutto torni alla normalità a settembre).